Il Tirreno

Toscana

L’eccidio del padule di fucecchio 

«Non diciamo no ai fondi tedeschi per restaurare il monumento»

Giovani Ciattini
«Non diciamo no ai fondi tedeschi per restaurare il monumento»

Invito dal Parco della Pace di S. Anna di Stazzema ai superstiti «Le colpe dei padri non ricadano sui figli: riconciliamoci»

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LARCIANO. C’è una memoria da alimentare con ricordi, come le testimonianze dei sopravvissuti dall’eccidio del Padule di Fucecchio, e da conservare con la cura che viene riservata al Monumento dello Stupore di Gino Terreni a Castelmartini. Ma bisogna anche guardare al futuro come ha fatto Bernard Dika, ventenne larcianese, consigliere del Parco Nazionale della Pace di Sant'Anna di Stazzema, in una lettera aperta indirizzata ai superstiti e familiari di vittime della strage nazista del Padule di Fucecchio. Vittoria Tognozzi, Tosca Lepori, Oriano Barni, Antonio Cavallini, Andrea Parlanti, Lido Lazzerini e insieme ad altri sopravvissuti alla strage di Mommio (Fivizzano) infatti non avevano ritenuto opportuno che il restauro e la manutenzione del Monumento di Castelmartini, luogo del ricordo dell'eccidio del Padule, ricevessero fondi tedeschi.

Nella sua lettera Bernard Dika tende però la mano ai superstiti e familiari delle vittime. «Oggi dobbiamo battere i rigurgiti nazionalisti - scrive Dike - per non ripercorrere gli abissi della storia. Ecco perché sarò felice di vedere i tedeschi (a Castelmartini oggi sarà presente, tra le tante autorità e associazioni combattentistiche, anche il console generale aggiunto di Germania Peter von Wesendonk, ndr ) augurandomi che insieme si possa costruire un museo di 5 comuni della Strage del 23 agosto affinché il Padule di Fucecchio non sia un luogo di commemorazioni bensì momento di riconciliazione e incontro».

«A noi giovani italiani e tedeschi non spetta di dividerci sulle colpe dei padri - chiarisce Dika, che nel 2016 ricevette la benemerenza di alfiere della Repubblica dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella - bensì spetta il coraggio di superare le divisioni per costruire insieme un cammino comune di memoria dentro l'Europa che è il riscatto più bello dalle nostre tristi pagine di storia». «Questo non significa sterili commemorazioni o far finta di non vedere certe cose, anzi occorre condividere e al contempo dividere i vari aspetti - prosegue Dika -. Il dolore non passa e quindi 'no' ad un appiattimento o indebolimento di certe posizioni che sono la storia. Un cammino di coraggio che faccio volutamente. Per questo spero di vedere a fianco dei tedeschi i nostri superstiti, il modo migliore per rendere omaggio alle vittime è costruire ponti dove si vogliono innalzare muri, seminare amore dove si alimenta l'odio, incentivare lo studio laddove si inciti al negazionismo. A noi giovani spetta questo compito».

Nei giorni scorsi gli scampati alla strage nazifascista avevano reso pubblica la lettera inviata ai sindaci di Larciano, Ponte Buggianese, Monsummano, Fucecchio, Cerreto Guidi per illustrare le ragioni di rifiutare i soldi dalla Germania per il restauro del monumento dello Stupore. Un no dovuto alle scelte della giustizia tedesca di non render e esecutive le pene dei criminali nazisti condannati in Italia, un no ai risarcimenti economici negati dalla Germania. Soldi che invece la sindaca di Larciano, Lisa Amidei, ha accettato dal Fondo per il Futuro Italo-Tedesco che Berlino stanzia e dà in gestione alla propria ambasciata di Roma. «Come Comune non avevamo problemi di soldi per eseguire le manutenzioni - ha chiarito la sindaca - il nostro intento di coinvolgere i tedeschi voleva proprio fare in modo che questi riconoscessero, in qualche modo, quello che è stato fatto all’epoca».

Giovanni Ciattini

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