Il Tirreno

Toscana

L’esperimento di Prato: lui Pd, lei M5s 

«Noi avremmo chiuso l’accordo in 5 minuti»: fra moglie e marito puoi mettere il partito

Ilenia Reali
«Noi avremmo chiuso l’accordo in 5 minuti»: fra moglie e marito puoi mettere il partito

Per la prima volta, da quando si conoscono, non saranno all’opposizione e la sintesi tra le posizioni grilline e quelle dei vari segretari che si sono succeduti nel Pd sono abituati a trovarle

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PRATO. Eccoli seduti sul divano della loro casa con l’espressione sorniona. I loro volti noti passano sul profilo di Facebook e non ci faresti caso se non fosse il giorno delle trattative per il governo giallorosso. «Se avessero chiesto una mano a noi, avremmo chiuso l’accordo in cinque minuti», recita il post. Quel noi sono Gabriele Bosi, segretario provinciale del Pd a Prato, e sua moglie Chiara Bartalini, attivista del Movimento 5 Stelle.

Per la prima volta, da quando si conoscono, non saranno all’opposizione e la sintesi tra le posizioni grilline e quelle dei vari segretari che si sono succeduti nel Pd sono abituati a trovarle. Davanti alla televisione, in pizzeria e anche alle assemblee sui temi della città dove ognuno da anni è presente con le proprie distinte idee, di quelle del partito o del movimento. Avversari nelle stanze della politica, coppia affiatata, e sempre mano nella mano, a passeggio in centro storico.

Nella loro cucina si potrebbe stilare il manifesto del fair play del futuro governo. «Sbaglia chi pensa che a casa non discutiamo di politica, lo facciamo spessissimo. È la nostra più grande passione», racconta Chiara Bartalini. «Alla base c’è il rispetto, nessuno deve convincere l’altro. Il movimento è post ideologico e noi si dialoga con tutti arrivando a una sintesi costruttiva».

Litigare non litigano mai: lo giurano usando addirittura le stesse parole. Lui dalla Federazione, lei da casa. «Io do sempre ragione a mia moglie», risponde veloce con ironia Bosi salvo poi assumere un tono serio per dire che «sembrerà strano, ma per noi è normalissimo commentare i fatti politici e terminare la conversazione ognuno con le proprie idee, senza far guerre in famiglia».

Si sono innamorati così, del resto. «Ci siamo conosciuti durante le amministrative del 2014. Lui era già segretario del Pd, io candidata al consiglio comunale con il M5S». Un incontro dopo l’altro e, dice Chiara, «il Bosi ha messo gli occhi sulla Bartalini. Senza indugi. «Mi piaceva così tanto che quali fossero le idee politiche non ha mai contato», riferisce lui. Ogni sabato da quasi fidanzati avevano preso l’abitudine di incontrarsi al bar per commentare i fatti politici del giorno riportati sui giornali. Al loro tavolo c’era anche Carlandrea Poli, giornalista dell’Agenzia Dire e per anni collaboratore del Tirreno. È stato lui (con il consigliere comunale Pd, Lorenzo Rocchi) il loro testimone di nozze. A officiare il sindaco Matteo Biffoni. Nessuna scelta super partes, quindi. «Istituzionale», chiosa Chiara.

Intanto in casa Bosi-Bartalini sul governo è già dibattito acceso. «Per noi il confronto è già sdoganato ma sia chiaro le differenze restano. Prima eravamo all’opposizione adesso paradossalmente la situazione mi sembra più impegnativa. Servono cose concrete da portare avanti...», dichiara Bosi con tono formale. Ma «non fatevi ingannare, il segretario è più rivoluzionario di quel che sembra» ci bisbiglia la moglie. Tra Chiara e Gabriele funziona. E se anche nel governo fosse amore? —
 

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