Toscana
Il malato cura se stesso con i proprio linfociti modificati e “rinforzati”
Firenze. La terapia cellulare con CAR-T è recentissima. L'Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) l'ha approvata un mese fa. CAR-T prevede una prima fase in cui i linfociti (cellule importanti del sistema immunitario) sonoprelevati dal paziente tramite aferesi (tecnica che consente di eliminare dal sangue solo gli elementi che servono, ndr); una seconda fase di modifica genetica dei linfociti; una terza fase di re-infusione endovenosa dei linfociti nel paziente. In sostanza: è il paziente che prova a curare se stesso, ma gli dà un grande aiuto la scienza perché “rinforza” i suoi linfociti e glieli ridà per combattere linfomi e leucemie. Ma anche se registrate come farmaci, le CAR-T sono, in realtà, complesse procedure di cura e risultano lontane dal concetto tradizionale di principio attivo.
Spiega il dottor Riccardo Saccardi: «Una volta che i linfociti modificati sono stati re-immessi nel paziente, ci sono due settimane di ricovero. Si inizia con la chemioterpia mentre si monitorano gli eventuali effetti collaterali della terapia. Il primo anno sono previste 25 visite ambulatoriali e un numero variabile di visite da parte del centro ematologico di trapianto di CSE (cellule staminali emopoietiche). Visite ambulatoriali e controlli al centro ematologico proseguono per 15 anni, ma se tutto andrà per il verso giusto, diminuiranno. Ritengo che la terapia CAR-T rappresenti l'inizio di una nuova era nel trattamento dei tumori mediante cellule modificate. Oggi si contano 528 studi clinici sulla terapia CAR-T nel mondo. Il paese che ha sperimentato il maggior numero di studi è la Cina. Seguono Usa ed Europa. In Toscana iniziamo con la terapia CAR-T perché è importante stare al passo con le cure più avanzate di linfomi e leucemie». —
S.B.
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