Il Tirreno

Toscana

«Salvini inaffidabile», M5S verso il Pd. Ma Grillo non vuole né Renzi né Zingaretti

Andrea Rocchi
«Salvini inaffidabile», M5S verso il Pd. Ma Grillo non vuole né Renzi né Zingaretti

Marina di Bibbona, vertice a sorpresa nella villa del leader Tagliati i ponti con l’alleato

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MARINA DI BIBBONA. La linea, alla fine, la traccia lui. Beppe Grillo. Sembrava fuori gioco, ma era in letargo. E quando il Capitano ha premuto l’acceleratore della crisi, lui, il garante dei pentastellati, è uscito dal guscio. Niente elezioni, alleiamoci anche col Pd, “pur di fermare i barbari”.

Che di Salvini non si fidava, lo si è capito presto. Ma per evitare che qualcuno dei suoi cadesse nella “trappola leghista” Grillo ha voluto riunire lo staff al completo in un vertice che doveva rimanere segretissimo. Ma che Il Tirreno ha raccontato per primo. Un summit per dire, in sostanza, che “Salvini è inaffidabile”. Che non è più un interlocutore credibile con cui trattare, nonostante l’evidente frenata delle ultime ore. E mettere così una pietra sopra su ogni possibile spiraglio di sopravvivenza del governo gialloverde.

Teatro dell’incontro a 5 Stelle, villa La Corallina, a Marina di Bibbona, dove il primo ad arrivare – ieri mattina - è stato il “guastatore” Alessandro Di Battista cui Grillo ha dato le chiavi per far ripartire il motore, un po’ arrugginito, della campagna reclute e rinfrescare l’appeal con la base stordita. Poi, alla spicciolata, Davide Casaleggio, il vice premier Di Maio, il presidente della camera Fico, i capigruppo M5S di Camera e Senato Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, e la vicepresidente di Palazzo Madama Paola Taverna. Iniziato all’ora di pranzo, l’incontro è terminato poco dopo le 17. Il primo ad uscire è stato proprio il vice premier Di Maio. Alla fine, i partecipanti hanno diramato una breve nota: «Tutti i presenti si sono ritrovati compatti nel definire il segretario della Lega Matteo Salvini un interlocutore non più credibile. Prima la sua mossa di staccare la spina al Governo del cambiamento l’8 agosto tra un mojito e un tuffo, poi questa vergognosa retromarcia in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilità, fanno di lui un interlocutore inaffidabile. È chiaro che dispiace per il gruppo parlamentare della Lega con cui è stato fatto un buon lavoro in questi 14 mesi».

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Se Grillo e Di Battista sono i più duri col Capitano, col Dibba che continua ad appellarlo “il ministro del tradimento”, in tutta la squadra pentastellata c’è ormai la convenzione che l’alleanza non ha futuro. E quando Salvini dice che “o si va ad elezioni o ci si siede ad un tavolo”, il grillino Di Stefano sbotta su Twitter: «E’ da Tso».

«È evidente, ormai - dice il M5S - che Salvini sia disperato. Dopo aver aperto una crisi di governo in pieno agosto, portando il Paese sul baratro, ha anche il coraggio di parlare e arriva pure ad inventarsi la fake news su Renzi, perché non sa più dove sbattere la testa. Anche in casa Lega dovrebbero prendere atto che l’unico responsabile di questa assurda situazione sia quell’irresponsabile di Salvini». Per ribadire che domani, in aula, saranno a fianco del premier Conte.

In attesa di conoscere gli sviluppi della crisi e con la linea dettata (stop alla Lega) resta da capire quanto possa essere sostenibile un’alleanza M5S-Pd. Ieri, a Marina di Bibbona, c’è chi dice di aver sentito Grillo mentre faceva colazione in un bagno dire: «Il Pd? Unica strada. Ma non Renzi nè Montalbano». Una battuta? Forse. Ma per ribadire che la trattativa con i Dem è complessa. Perchè i 5 Stelle vogliono Zingaretti interlocutore, ma devono fare i conti coi gruppi parlamentari a trazione renziana che non sosterrebbero certo un Conte bis.

Più probabile, invece, una convergenza su un nome nuovo (Raffaele Cantone). Zingaretti, dopo l’uscita sul votare subito, è adesso più prudente ed aperto al dialogo. Ma chiede discontinuità ai pentastellati, sia negli uomini che nel programma. Significherebbe sacrificare Di Maio, che è in un momento delicato con la base che invoca un ricambio ai vertici, ma al quale ieri Grillo ha riconfermato fiducia. Quella di domani in Senato è una giornata decisiva. E poi, alla fine, c’è sempre il presidente Mattarella.

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