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Rapina finita male o regolamento di conti, 45enne di Scarlino in carcere per omicidio
Delitto di Gavorrano, le forze dell’ordine in caccia di un complice della sparatoria di lunedì contro due spacciatori: uno è morto
GAVORRANO. Tre colpi esplosi, uno a vuoto, gli altri due addosso a due ragazzi, poco più che ventenni. Bouazza Jarmouni, 25enne arrivato in Italia dal Marocco per tentare la fortuna, nel boschetto che porta ai bacini di San Giovanni, pochi chilometri dal borgo di Gavorrano, cuore minerario della Maremma, ha trovato la morte. Ma prima del 12 agosto, ci aveva trovato un bivacco fatto di sedie di plastica, batterie delle auto per alimentare il generatore, fornellini per scaldare il cibo, scarpe e vestiti lasciati sotto ai cespugli. È lì che il ragazzo, insieme a Rahhal Eljamouni, il diciannovenne colpito all’addome da un proiettile calibro 9, vendevano droga.
Ed è lì che la notte tra domenica e lunedì è arrivato Mirko Meozzi, 45 anni di Scarlino, per acquistare cocaina. Quello che è successo in pochi attimi e soprattutto il perché sia successo, è ora il risultato del puzzle che i carabinieri del nucleo investigativo di Grosseto, insieme ai colleghi della compagnia di Follonica stanno cercando di ricostruire. Meozzi quella sera non sarebbe stato solo e i carabinieri sarebbero ora sulle tracce del complice del quarantacinquenne. L’uomo ha passato Ferragosto in carcere in stato di fermo, disposto dal sostituto procuratore Anna Pensabene.
Rinchiuso nel carcere di via Saffi con l’accusa di tentato omicidio, per aver esploso quel colpo che ha ferito gravemente Rahaal e omicidio, per aver ammazzato Bouazza, Meozzi è stato interrogato dal giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci. Difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, il quarantacinquenne ha raccontato di nuovo tutto quello che aveva già detto al pm dopo il fermo ma non ha confessato l’omicidio. Un regolamento di conti o una rapina finita male. Sono queste due delle ipotesi che nelle ultime ore hanno cominciato a prendere campo. In entrambi i casi, al centro, ci sarebbe stato il traffico di droga che si consuma tutto in quel boschetto dove il via vai di uomini e donne, soprattutto al calar del sole, era stato più volte segnalato da chi abita nei poderi vicini. Meozzi, un passato da dipendente della Tioxide, la fabbrica chimica che si trova nella piana del Casone, aveva messo su un’officina a Follonica dove lavorava il ferro.
Nipote dell’ex sindaca di Scarlino, che si era presentata con la lista del Pds nel 1999 e ora presidente della croce Rossa del borgo medievale, negli ultimi tempi il quarantacinquenne, che avrebbe alcuni precedenti per droga, era rimasto disoccupato. Le indagini degli uomini del nucleo investigativo e dei carabinieri della compagnia di Follonica vanno avanti. Ieri in carcere si è svolto anche l’interrogatorio di garanzia dello zio del diciannovenne ferito. Abdellah Jamouni, difeso dall’avvocato Massimo Parenti è finito in carcere per una storia di droga. Sapeva che i carabinieri lo stavano cercando: è andato lui da loro, per raccontare delle telefonate e dei messaggi ricevuti dal nipote colpito dal proiettile sparato da una calibro 9. Pistola che secondo le indagini della Procura, era stata impugnata proprio dal quarantacinquenne di Scarlino.—
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