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Uccide il padre con venti coltellate, la lite per il bagno in disordine

Libero Red Dolce
Uccide il padre con venti coltellate, la lite per il bagno in disordine

Massa: arrestato l’assassino dopo la fuga. Era stato scarcerato a giugno 

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MASSA. I carabinieri lo hanno preso alle 14 di martedì, solo, capelli tagliati a metà e con una guancia aperta da uno squarcio. La fuga di Moushinne Bouden, l’uomo che ha ucciso suo padre Abdel con venti coltellate dopo una lite per il bagno in disordine è durata meno di venti ore. Era fuggito lunedì notte alle 22, lasciando il padre riverso nel sangue nel giardino di casa. Le poche speranze di fuggire all’imponente dispiego di forze dei carabinieri si sono interrotte sul lungomare di Marina di Massa. Ora rischia l’ergastolo, dato che il procuratore Marco Mansi gli contesta l’omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi e del vincolo di parentela.

Era dentro per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale, ma il 21 giugno scorso era stato scarcerato. Obbligo di dimora a Montignoso e divieto di uscire da casa dalle 21 alle 5. Ed è alle 21.30 passate che scoppia la lite col padre 67enne dentro al bagno, nell’abitazione dalla quale lui per ordine del tribunale non può uscire proprio in quelle ore.

Moushinne si sta tagliando i capelli, Abdel entra e gli contesta il disordine del bagno. Si affrontano, ci sono un coltello e un martello. Moushinne ne uscirà con uno squarcio vistoso alla guancia, ferite alle braccia. In fuga. Perché dietro di sè, nel giardino di casa, lascerà suo padre: venti coltellate al corpo e colpi di martello alla testa. E le urla dei familiari.

Parte una caccia forsennata all’uomo. I carabinieri guidati dal colonnello Massimo Rosati, comandante provinciale, cominciano una doppia attività: rilievi sul posto e territorio al setaccio. Arriva il pm, Marco Mansi, che coordina le indagini e segue l’evolversi degli eventi.

C’è un dispiego di uomini e donne notevolissimo: ad aiutare i carabinieri ci sono anche altre tutte le altre forze dell’ordine. Ma di notte Moushinne, forte del vantaggio, fa perdere le sue tracce.

Di mattina però, nonostante la notte in bianco, si riparte. E il vantaggio del fuggitivo si assottiglia ogni momento di più. Bene lo spiega il tenente Renato Paladini, del Nucleo operativo e radiomobile. «Abbiamo proceduto in modo scientifico, dividendo l’area in quadranti e cominciando a escludere quelli dove non c’erano sue tracce. Si è lasciato dietro una scia, era ferito, e l’abbiamo seguita. Un grosso aiuto ci hanno dato i cani, che fino a un certo punto lo hanno seguito, indirizzandoci». Decisiva alla fine un’indicazione di una signora, che vede Moushinne girare a destra di un ponticello sotto l’Aurelia dopo le 23.

Alla fine lo prendono alle 14, su un marciapiede. È ferito e confuso, forse non ha più la forza di fuggire ancora. E non si oppone all’arresto.

Viene interrogato alla presenza del suo avvocato, Riccardo Balatri. Che sia stato lui a uccidere è pacifico, ma, spiega, lo ha fatto per difendersi. Sarebbe stato il padre a entrare in bagno con coltello e martello, lui si sarebbe solo difeso. Fino al tragico epilogo nel giardino. Le ferite riportate di sicuro sono il segno di una colluttazione.

Moushinne e Abdel litigavano tanto. Raccontano che il padre, commerciante ambulante, si scontrava col figlio per via della sua vita, dello spaccio. Ma un finale del genere, nonostante le durissime liti, non lo ha previsto nessuno. 
 

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