Gioco
Il paese che resta lì
Lo stallo non è solo economico: è sociale. Poche settimane fa ho seguito un interessante forum, in platea c’erano i responsabili di decine di startup e ho visto pochissimi Under 30
La donna ha i capelli disturbati dal vento e una rosa in mano, una rosa color rosa. I due ragazzi tengono le mani in tasca e guardano alla loro sinistra in attesa di qualcosa, forse un destino, forse semplicemente un autobus. L’uomo ha gli occhiali e sembra fissare proprio te, come se si fosse voltato di scatto, sentendosi osservato.
Otto anni fa Sabrina Ragucci, una fotografa professionista, ha proposto un ciclo di inusuali ritratti: persone colte per strada. L’ha chiamato Surplace, come l’antica arte del ciclismo su pista, dove i corridori si fermano sui pedali, in un fragile stallo, in attesa che il più precario dei due ceda e accetti di stare davanti, avviando lo sprint senza vedere il rivale e quindi in condizioni di debolezza. La fotografa coglie i suoi modelli in un surplace urbano: sono persone che stavano camminando ma si sono fermate. O che stanno per incamminarsi ma non l’hanno ancora fatto. Gente che resta lì. A differenza dei ciclisti, non l’hanno scelto.
Quanto surplace vediamo, oggi? L’Istat ha evidenziato una crescita zero dell’economia italiana. Il Pil varia (si fa per dire) dal meno 0,1 per cento al più 0,1, tutto qui. L’industria ha dinamiche deboli e anche il treno dell’export ha tirato il freno, complici i dazi di Trump e il rallentamento tedesco. Lo stallo non è solo economico: è sociale. Poche settimane fa ho seguito un interessante forum, in platea c’erano i responsabili di decine di startup e ho visto pochissimi Under 30; erano quasi tutti più che quarantenni. E a occhio, in quel campione, c’era una donna su cinquanta. Siamo gente che resta lì mentre il mondo scorre. C’è da chiedersi che cosa stiamo aspettando.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
