Sicurezza
Arenili e tariffe di lusso, allo Stato canoni miseri
livorno. I dati - riportati ieri dalla Stampa - confermano un fenomeno noto. Le spiagge di proprietà dello Stato e date in concessione ai privati fruttano molto ai balneari ma molto poco all’Erario. Fra gli esempi più clamorosi di questa forbice di rendimento ce ne sono un paio toscani: il bagno Felice a Forte dei Marmi e lo stabilimento Carmen Bay di Capalbio.
Secondo i dati forniti da Legambiente e dal ministero della Salute, il giro di affari creato dagli stabilimenti balneari in Italia ammonta a circa 15 miliardi di euro; le entrate da concessioni per lo Stato sono di 103 milioni. In Italia, le concessioni per stabilimenti balneari sono 11.104: di queste 1.291 sono in Toscana. E più della metà (683) sono concentrati in Versilia, che ci conferma la capitale della balneazione attrezzata. E, insieme alla Maremma, del caro-mare. Infatti, secondo l’inchiesta della Stampa, la concessione del Carmen Bay di Capalbio costa al concessionario appena 3302 euro l’anno e quella del bagno Felice a Forte dei Marmi poco più del doppio (6560). Una fortuna se paragonati ai 520 euro (annui) pagati a Porto Cervo, in Sardegna, dallo Spiaggia hotel Cala di Volpe. Ma nulla - come si è auto-denunciato a marzo il patron del Twiga di Marina di Pietrasanta Flavio Briatore: per la concessione dello stabilimento balneare e dell’omonima discoteca vip, l’imprenditore paga allo Stato 17.619 euro di concessione ma dice di essere pronto anche a «pagare il triplo» dal momento che il fatturato del Twiga ammonterebbe a 4 milioni l’anno —.
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