Sicurezza
Muore a 27 anni a bordo di uno yacht
Viareggio, Alessandro Mossi “il gigante buono” (era alto oltre 2 metri) sarebbe stato stroncato da un malore in Grecia
Lutto terribile e assurdo nel mondo dei marittimi viareggini. In Grecia, dove si trovava imbarcato su uno yacht, è morto Alessandro Mossi, di soli 27 anni, conosciuto da tutti come “il gigante buono” per la sua altezza, 2,10 metri, unita ad una infinita bontà d’animo. Diplomato all’istituto nautico “Artiglio” di Viareggio, Alessandro nutriva una passione profonda per il proprio lavoro che lo aveva portato, appena lo scorso anno, imbarcato sul “Carlotta”, lo storico yacht di Massimo Moratti.
Nel 2015, invece, la stagione della nautica lo aveva visto a bordo del Boadicea, il 76 metri costruito nel 1999 ed acquistato prima da Bernard Tapie, il celebre ex presidente del Marsiglia (col nome di Reborn) e poi passato a Gabriele Volpi, il famoso imprenditore di Recco. Insomma, un marittimo (uno dei suoi ruoli era aiuto macchinista) che - partito da Viareggio - si era fatto apprezzare su imbarcazioni di livello. Nel 2013, sulla propria pagina Facebook, Alessandro postava una frase di Platone che sintetizza la grande passione del giovane viareggino: “Ci sono tre tipi di uomini: i vivi, i morti e quelli che vanno per mare”.
Difficile ricostruire ieri, quando la notizia si è diffusa, cosa possa essere realmente accaduto al fisico di un ragazzo che, stagione dopo stagione, aveva lavorato come aiuto bagnino nello stabilimento “Marusca” di Lido di Camaiore e per navigare doveva affrontare corsi e visite mediche. Le prime notizie trapelate parlano di un malore improvviso che avrebbe coinvolto il cervello senza scampo.
«Alessandro e suo fratello Andrea sono i figli di un amico di famiglia», racconta Marcello Mancini, consigliere comunale a Camaiore e titolare del “Marusca”: «Entrambi hanno lavorato come aiuto bagnino da noi. Poi Alessandro si è imbarcato, perché quello era il suo lavoro, e ci ha lasciato come sostituto quello che è il nostro attuale aiuto bagnino, che lui stesso ci aveva trovato».
Il padre - Antonio Mossi, bancario in pensione, una vita alla Cassa di Risparmio di Lucca in giro per la Toscana - e la madre, Consuelo Messeri, sono partiti subito da Viareggio diretti in Grecia. Il fratello Andrea, ingegnere, invece, abita a Parigi da tempo. Una figura, quella di Alessandro Mossi, che non passava inosservata. Per l’altezza, ma anche i capelli portati lunghissimi, fin sulle spalle, a lambire la canottiera rossa del “Salvamento” indossata per tanti anni, intento a scrutare quel mare che ha inseguito per passione e che lo ha visto morire, a nemmeno 30 anni, lasciando una comunità intera senza parole. —
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