Lutto
Pd e Regionali, lo strappo fra Saccardi e Renzi: «No Matteo, non rinuncio a correre»
L'ex premier ha chiesto all'assessora regionale alla sanità un passo indietro sulla sua possibile candidatura. "Il nostro uomo è Giani". Ma lei ha reciso l'antico legame di fedeltà. E nel partito sembrano sempre più inevitabili le primarie
FIRENZE. Matteo che decide quando e se parlare in aula, Matteo irritato dai tentativi dorotei di Simona Bonafè e dall’ipotesi di una segreteria toscana unitaria con gli zingarettiani, Matteo che benedice Eugenio Giani per la corsa alle Regionali e chiede a Stefania Saccardi di farsi più in là, un poco di lato, per far passare il “suo” candidato, il presidente del Consiglio regionale in questi anni “sacrificato”. Matteo di qui, Matteo di là. Il Matteo in Senato, il Matteo che ancora tesse la sua tela in segreto, col cavolo insomma che Matteo ha mollato.
Chi lo pensava dormiente, si svegli: non c’è stato forse momento, dallo tsunami del 4 marzo 2018, di maggior attivismo di Matteo Renzi. L’ex premier che si autoproclamò «senatore semplice» è tornato a fare e disfare. E così, se a Roma ieri sul suo nome il Pd s’è infiammato di nuovo di scazzi dopo il gran rifiuto del rignanese di intervenire contro Salvini, da giorni l’ex rottamatore è tornato a dettare la linea al Pd toscano. «O almeno, crede ancora di poterlo fare», si racconta fra i dem. Così giorni fa avrebbe fatto sapere a Saccardi di aver «deciso» la strategia degli ortodossi in vista delle Regionali, proponendo all’assessora alla sanità e (ormai ex) fedelissima un passo indietro sulle sue ambizioni da candidata governatrice in cambio di un ruolo importante in una futuribile giunta o in consiglio regionale in caso di vittoria dem.
I due non si vedono da un mese. Ufficialmente non si sono più parlati, ma si racconta di una telefonata di fuoco. «Mi dispiace - ha confidato a suoi lei, rispedendo di fatto al mittente l’offerta - questa volta non mi piego alla disciplina di corrente. Credo di avere i numeri per correre». Uno strappo. «Sono convinta che le primarie siano un errore, alimenterebbero solo divisioni. E la Toscana non è più un Fort Apache. La Lega è una minaccia reale. Quindi, davanti ad una candidatura condivisa, che allarghi il fronte oltre il Pd , sarei pronta a farmi da parte. Ma non credo che Giani abbia il profilo». Potrebbe averlo Bonafè. Su cui potrebbe arrivare pure il palcet di una parte degli zingarettiani, sempre che a Federico Gelli e ai gentiloniani venga assicurata rappresentanza.
Con un’incognita: su Giani la truppa di Zinga potrebbe spaccarsi. La sottocorrente franceschiniana di Rosa Maria Di Giorgi, ex renziana che con Renzi ha riannodato un filo, è pronta a sostenerlo. Cosa faranno i socialdem guidati da Valerio Fabiani? Difficile che Emiliano Fossi, sindaco di Campi, rinunci. Nella sinistra del partito, seppure sentito come lontano, di Giani si apprezza la volontà di aprire. Segno che a Eugenio fa piacere l’abbraccio di Matteo, ma teme possa rinchiuderlo in un recinto, bollarlo, insomma stringerlo in un abbraccio mortale. —
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