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Ursula, un nuovo modello per le donne del mondo libero

Flavia Perina
Ursula, un nuovo modello per le donne del mondo libero

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Con l’elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea si è affacciato un nuovo modello di ispirazione per le donne del mondo libero: non è fondato sul supporto alla carriera del coniuge (Michelle Obama), sull’estetica reginesca (Melania Trump) o sulla dedizione monastica al lavoro (Angela Merkel) ma su una storia personale fuori da tutti questi canoni e incardinata sulla risolutezza a tenere insieme desideri di diverso tipo, una gran famiglia e un lavoro al top dell’impegno. Ursula ha sette figli, il primo nato mentre si stava laureando in medicina e l’ultima ancora in età da asilo quando è stata eletta in Parlamento per diventare subito dopo ministro. Di sicuro si è potuta permettere molte baby sitter, ma la sua vicenda parla anche di un contesto sociale e culturale dove figli e lavoro, figli e ambizioni personali non sono categorie incompatibili e nessuno ti dice: hai bambini, meglio che stai a casa. Anzi, l’impegno è sostenuto e apprezzato.

Persino in Germania, almeno fino a qualche tempo fa, questo tipo di scelta risultava piuttosto controcorrente. Quando la von der Leyen approdò al governo un popolare talk show mostrò la sua foto accanto alla scritta: «Mamma, dov’eri quando ero piccola? ». Lei rispose tranquilla: «Qualcuno ha mai chiesto a un uomo appena diventato ministro “Papà dov’eri? â€� Certo che no». Non è il solo stereotipo infranto dalla neo-Presidente. L’altro riguarda l’età in cui si può cominciare o concludere una carriera e l’idea generalizzata che una donna abbia una zona temporale limitata per affermarsi in qualsiasi professione, più o meno fissata fra i venti e i quarant’anni. È il motivo per cui tante signore in carriera rinviano le scelte di maternità e persino il matrimonio al conseguimento di obiettivi di lavoro, perché “dopoâ€� sarà troppo tardi per recuperare. Lei ha fatto il contrario. È arrivata alla fatidica soglia anagrafica come moglie e madre di molti bambini. Poi, a un certo punto – ha raccontato – si è detta: ragazza, sei sulla quarantina, devi davvero rispondere alla domanda “che cosa prepari per colazioneâ€�? L’esperienza diretta di Ursula in materia di neonati e lavoro, peraltro, si è trasformata nel motore di innovazioni importanti per tutte le tedesche visto che si devono in gran parte a lei, nel ruolo di ministro degli Affari Sociali e Famiglia, le norme che hanno introdotto enormi investimenti nei congedi e nei sussidi parentali nonché il diritto all’asilo fra i tre e i sei anni per tutti i nuovi nati, garantito da una legge-tagliola: i Comuni che non lo garantiscono sono obbligati a rifondere il mancato reddito al genitore costretto a lasciare il lavoro.

Così, se è vero che il personale è politico, questa speciale biografia rappresenta un doppio incoraggiamento, soprattutto qui in Italia dove una ministra col pancione fa ancora notizia e l’ironia maschile sulla compatibilità tra figli e incarichi politici è una costante, come se la maternità fosse un handicap sociale e professionale acclarato. Da un lato inviterà le donne a uscire dal vittimismo e dirsi: sì, puoi farcela. Dall’altro consiglierà agli uomini di aggiornarsi sulle potenzialità di compagne e colleghe, suggerendo altresì di rassegnarsi alla determinazione femminile, assai maggiore di quello che immaginano e ormai proiettata oltre ogni tetto di cristallo.

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