La protesta
Romano scrive a Roberto Fico «Desecreti gli audio dell’aula»
dopo il caso delle offese sessiste alla parlamentare m5s
livorno. Detto, non detto. La «dignità politica e personale» di Andrea Romano sta camminando sul filo delle parole. Per questo il deputato livornese dei dem ha scritto a Roberto Fico. Una lettera al presidente della Camera in cui chiede «formalmente accesso alle registrazioni audio e video» della seduta della commissione giustizia di mercoledì, «perché solo una disamina puntuale e fondata oggettivamente di quanto avvenuto confermerà le mie parole senza tema di smentita», perché le offese sessiste alla presidente Francesca Businarolo, dice, sono «cagnara indegna basata su falsità», un «attacco strumentale» per distogliere il dibattito pubblico da Moscopoli. «Non le ho mai detto di essere incapace di svolgere il ruolo di presidente perché incinta», giura Romano. Eppure a stare ai racconti di M5S e Lega, il dem avrebbe accusato la Businarolo di essere incapace di svolgere il suo ruolo «proprio perché» in gravidanza. Così per i grillini il deputato Pd avrebbe suggellato con le offese un harakiri etico e politico, una scena «riprovevole». E testimoni di quelle parole sarebbero il sottosegretario leghista Nicola Molteni e Giuseppe Brescia, deputato grillino pure lui presidente di commissione. Proprio dopo i loro racconti, più di metà emiciclo così s’è schierato contro l’ex direttore de L’Unità. Anche se dal verbale della commissione, pubblicato ieri, non emerge nessuna verità inconfutabile se non il batti e ribatti epurato dai virgolettati e da urla e strepiti alzati poi proseguiti in aula con esempi da palmares delle bagarre a Montecitorio. «Troglodita», la mirabile definizione del grillino Stefano Buffagni, «bullo istituzionale» l’ha incorniciato Edoardo Ziello, il leghista pisano a cui piace salire sulle ruspe nei campi rom. Ma cosa si sono detti Romano, Businarolo, Molteni e Brescia? La versione di Romano: il dem si avvicina al banco insieme ad alcuni colleghi protestando e invocando il rispetto dei tempi. «Ma è incinta, come ti permetti!», si inalberano Brescia e Molteni. «Ma cosa c’entra il suo stato di gravidanza con la sua conduzione della presidenza?», raccnta di aver detto Romano. E Brescia ne avrebbe approfittato: «Allora stai dicendo che non è in grado perché incinta...». La versione di Brescia è completamente diversa: Romano si avvicina con foga assieme ad altri deputati dem al banco della presidenza: «Lei non è in grado di presiedere!». Brescia e Molteni: «Calmati, è incinta!». Romano: «Appunto, proprio perché è incinta deve alzarsi». Brescia sdegnato: «Quello che dice è riprovevole. Si allontani dall’aula e invito tutti i gruppi a stigmatizzare l’accaduto». E ora aggiunge. «Nessuno dei parlamentari Pd ha reagito, nei loro occhi ho letto solo incredulità, poi, una volta denunciati i fatti, è partito il solito teatrino». «Io ero lì - dice il dem Gennaro Migliore - e sono sicuro: Romano non abbia pronunciato quelle parole. I 5S stanno attuando una manipolazione dei fatti». E il batti e ribatti potrebbe andare avanti così in eterno. Solo Fico può fermarlo. «Voglio che la mia onorabilità si difesa dal presidente Fico - dice Romano - spero che renda disponibili gli audio» —
Mario Neri
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