Gioco
I ragazzi di don Euro: così ci ha soggiogati
Massa, le testimonianze al processo contro l’ex parroco. «Ci disse di essere un potente magistrato e non tollerava rifiuti»
«Quella sera di fine estate di tre anni fa non avevo voglia di uscire. Dovevo dare retta al mio istinto. Ho ceduto all’insistenza di un’amica, siamo andati a prendere una granita, in un bar a Roma. Lì ho conosciuto Luca Morini. Lì è cominciato il mio incubo».
Parla uno dei ragazzi di don Euro. E parla fuori dall’aula del tribunale di Massa dove è stato sentito come testimone, e dove si è costituito parte civile nel processo contro Luca Morini, l’ex parroco, originario di Pontasserchio, alla sbarra per le vicende (estorsione, truffa, sostituzione di persona, detenzione di sostanze stupefacenti le accuse) legate ai festini a luci rosse e alle spese pazze con i soldi dei parrocchiani che gli hanno valso l’appellativo di don Euro.
L’udienza (la seconda) del processo a Luca Morini, si è svolta a porte chiuse, per richiesta esplicita dell’avvocato di due delle quattro parti civili presenti ieri a Massa. Due dei ragazzi di don Euro che si sono presentati in tribunale con il volto celato, da un folulard rosso l’uno, o da una borsa di tela bianca l’altro.
A parlare, a raccontare la sua esperienza è uno di loro. Venticinque anni, una bellezza imbarazzante. Jeans con risvolto, scarpe da ginnastica camicia azzurra aperta sul petto e capelli rasati. Sembra un ragazzino.
«Non sono escort - ha dichiarato al termine dell’udienza l’avvocato Luca Benedetti del foro di Massa - sono ragazzi che hanno avuto una relazione con una persona che si è presentata come potente e facoltosa, e che li ha spaventati. Non vogliono risarcimenti, ma solo che sia fatta giustizia e che la verità venga fuori».
«Non so nemmeno io come sono finito in questa storia» comincia col raccontare il venticinquenne romano nell’atrio del tribunale. È agitato, il nervosismo è negli occhi fissi, nella bottiglietta d’acqua che si passa di continuo da una mano all’altra.
«Con Luca Morini ci siamo visti quella sera d’estate a Roma, tre anni fa - ricorda - Si è presentato come un magistrato, era vestito di tutto punto, con accessori griffati. Dopo quella volta, non so in che modo, è riuscito ad avere il mio numero di telefono».
«È successo qualche settimana dopo. Ero in palestra, saprei dire con precisione il punto preciso in cui ero e cosa stavo facendo quanto mi è arrivato il suo messaggio sul cellulare: “Ciao, sono Luca il magistrato, io e te potremo andare a cena insieme in un bel posto”. Ricordo che gli risposi: “Non mi interessano i bei posti, grazie semmai ne riparliamo”. Le mie parole hanno suscitato una reazione a dir poco spropositata. Mi scrisse: “Tu non sai chi sono io, nessuno ha mai rifiutato un mio invito a cena”».
«Avevo ventidue anni, lui diceva di essere un magistrato importante, ho avuto paura - continua a raccontare - Ci siamo visti. Quante volte? Si contano nelle dita di una mano. Era una persona molto colta, sapeva parlare di tutto, dalla politica all’arte, alla storia. Se ne ero affascinato? No, ma mi metteva in soggezione, questo sì».
Quei messaggi, quelle uscite con Luca Morini, sono finiti nei faldoni della Procura che da tempo teneva sotto controllo quello che, all’epoca dei fatti, non era stato ancora ridotto allo stato laicale.
Ma che era un prete non lo sapeva nemmeno il venticinquenne che adesso è parte civile nel processo contro don Euro.
«Anche qui ho un ricordo molto preciso - dice - ero a casa, a cena. Stavo guardando le Iene. Ho riconosciuto subito la sagoma di Morini. Quando lo hanno inquadrato in faccia mi sono sentito male, davvero non riuscivo a capacitarmi. Ero sotto choc».
«Non avevo sospetti - continua il suo racconto il venticinquenne - non immaginavo nemmeno lontanamente che fosse un sacerdote. Se lo avessi saputo? Non ci sarei mai uscito, nemmeno una volta a cena».
Alla domanda diretta se da Morini abbia ricevuto regali il giovane è categorico: «Nessun regalo, capivo, e lo faceva intendere molto bene, che era una persona facoltosa. Ma da lui non ho mai avuto nulla. Parlavamo tanto, io sono curioso, lui aveva risposte su ogni argomento».
Il processo è stato aggiornato a settembre. Sfileranno altri ragazzi di don Euro. Fra questi il grande accusatore l’escort gay Francesco Mangiacapra. —
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