Il Tirreno

Toscana

Firenze, guerra alla New York University per l'eredità del lord inglese

Matteo Leoni
Foto villa La Pietra (foto Massimo Sestini)
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Foto villa La Pietra (foto Massimo Sestini)

I parenti ottengono il riconoscimento del cognome Acton: così Liana Beacci diventa nobildonna da morta. E ora l'annosa battaglia sull'eredita di sir Arthur potrebbe riaprirsi

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Sir Arthur Acton la crebbe accanto a lui nella sua villa sulle colline di Firenze, le permise di frequentare la scuole più prestigiose, perfino un collegio in Svizzera. Ma lei, figlia del nobiluomo inglese e di una governante, non fu mai riconosciuta e alla morte del nobiluomo non ebbe mai una briciola di eredità. Ha avuto giustizia adesso, dopo diciassette anni dalla sua morte, avvenuta nel 2002, grazie alla tenacia delle cinque figlie e dei nipoti, che hanno portato avanti la causa tra mille difficoltà.

Oggi, dopo un iter giudiziario partito nel 1995, il tribunale civile di Firenze ha stabilito che Liana Beacci era figlia di sir Arthur Acton, aprendo nuovi scenari nella spartizione di un patrimonio il cui valore è stimato in circa 400 milioni di euro. I giudici hanno stabilito che Liana Beacci era "legittimata ad aggiungere il cognome Acton al proprio", ordinando "agli uffici di stato civile di Firenze di procedere alle conseguenti iscrizioni di legge nei registri dello stato civile".

Una decisione che apre nuovi scenari nella lotta per la spartizione dell'eredità del figlio di sir Arthur, Harold Acton, il scrittore ed esteta anglofiorentino deceduto nel 1994 lasciando la maggior parte del suo patrimonio alla New York University. Liana aveva sempre raccontato che il padre naturale in punto di morte l'aveva rassicurata: il suo figlio legittimo Harold sapeva tutto e le avrebbe fatto avere la sua parte. Ma poi Harold non avrebbe mantenuto la parola data. Quando è morto, senza eredi legittimi, ha lasciato praticamente tutto alla New York University. Anche la dimora storica sulle colline di Firenze dove era cresciuto, la celebre villa La Pietra, che poi l'università ha eletto a sua sede principale, diventata famosa anche per aver ospitato Carlo d'Inghilterra e Diana.

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Qui era cresciuta anche Liana Beacci, figlia di Ersilia Beacci. Non sono bastati come prova i messaggi di affetto scritti da sir Arthur a Liana e alla madre; non è stata sufficiente neppure la prova del dna per ottere il ricoscimento di paternità. La legge era contro Liana: nel 1995, un anno dopo la morte di Harold Acton, la donna fece la prima causa per ottenere il riconoscimento della paternità. Nel 2010, grazie al Dna estrapolato dopo l'esumazione dei cadaveri di Liana Beacci e di sir Arthur Acton, i periti stabilirono che la donna era effettivamente figlia del nobiluomo inglese. Ma la causa poi portata avanti dagli eredi Beacci - assistiti dagli avvocati Carlo Poli, Adolfo di Majo, Filippo Cecchetti e Fulvio Ferlito - fu 'bocciata' sulla base del vecchio articolo 276 del codice civile, che prevedeva che la causa di riconoscimento di paternità poteva essere ammessa solo nei confronti del padre o dell'erede, ma non verso l'erede dell'erede, ossia la New York University.

Tuttavia, con la riforma del 2013 l'articolo è stato modificato e oggi, in caso di morte del presunto padre e degli eredi, è possibile proporre domanda di riconoscimento della paternità nei confronti di un curatore speciale. Nel 2014 la Cassazione, a cui hanno fatto ricorso gli eredi Beacci, ha riconosciuto l'applicabilità della riforma alle cause pendenti al 1 gennaio 2013, facendo di fatto ripartire l'iter della causa arrivata ieri a sentenza.

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