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Toscana

Così Camilleri è sfuggito al rischio di nobilitare la mafia

Francesco La Licata
Così Camilleri è sfuggito al rischio di nobilitare la mafia

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La Piovra non è mai stata protagonista dei romanzi di Andrea Camilleri. L’invincibile impero del male, che tutto può e non perde mai, non esiste nei suoi racconti, anche in quelli del commissario Salvo Montalbano che, pure, più d’una volta la mafia se la ritrova faccia a faccia. Ma è una mafia che fa parte del «panorama generale» della Sicilia, una parte ma non l’essenza dell’Isola.

LA NORMALIZZAZIONE
È stata una scelta ponderata, quella di «normalizzare» la visibilità della cosiddetta onorata società. Camilleri l’ha spiegato più d’una volta: «Vuoi o non vuoi, il romanzo finisce col nobilitare anche i personaggi più indegni». Lo scrittore, allora, ha preferito quasi una «presa d’atto» della mafia alla rappresentazione che amplifica e ne consegna un ritratto ingannevole. Insomma sfugge alla suggestione della «mafia buona», equivoco irrisolto nel don Vito Corleone di Puzo.

I mafiosi esistono, ma sono solo uomini. «Prima di tutto mi è sempre interessato l’uomo», afferma lo scrittore nella Linea della palma. Ecco allora una galleria di mafiosi molto più simili a vittime dei loro stessi pregiudizi (i Sinagra e i Cuffaro), il povero Franco, rampollo di boss, «inguaiato» da una relazione con un transessuale (La danza del gabbiano), il padrino di La gita a Tindari che accetta il contatto con lo sbirro Montalbano, scavalcando pure i servigi del viscido avvocato Guttadauro.

NON COME SCIASCIA
Questo atteggiamento dello scrittore ha dato modo a più di un osservatore di poter ben definire la differenza, sui temi di Cosa Nostra, rispetto a Leonardo Sciascia: «Camilleri racconta la Sicilia, Sciascia la spiega». E, sotto sotto, traspare il «tifo» esercitato da Montalbano-Camilleri per gli ultimi, per quelli senza voce, senza protezione né privilegi.

L’aperta militanza per i buoni servitori dello Stato, ben rappresentata dalle foto di Falcone e Borsellino poste sulle pareti del commissariato di Vigàta, perché si sappia da che parte sta Salvo Montalbano.
 

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