Il Tirreno

Toscana

Anche il toscano Vannucci indagato nell'inchiesta sui fondi russi alla Lega

Francesco Vannucci
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Francesco Vannucci

Il "terzo uomo" probabilmente sarà sentito dai magistrati milanesi la prossima settimana. Meranda non risponde ai pm. Nuove anticipazioni dell'Espresso

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Anche Francesco Vannucci, l'ex bancario che ha raccontato di essere stato presente all'incontro all'hotel Metropol di Mosca, è indagato nell'inchiesta della Procura di Milano per corruzione internazionale su presunti fondi russi alla Lega. Ieri ha ricevuto una perquisizione da parte della Gdf nella sua casa di Suvereto. Si ipotizza che per lui possa essere seguito lo stesso schema usato dai pm per gli altri due indagati: dopo le perquisizioni la convocazione per l'interrogatorio, magari la prossima settimana.

Uno schema a cui è stato sottoposto prima di lui Gianluca Meranda, il legale romano indagato nell'inchiesta per corruzione internazionale come il "secondo Italiano"  presente alla presunta trattativa avvenuta a Mosca lo scorso ottobre su una compravendita di petrolio che avrebbe avuto lo scopo di far arrivare fondi alla Lega. Meranda non ha risposto alle domande dei magistrati di Milano. Meranda ha intanto ricevuto la visita dei militari della Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza milanese che hanno perquisito la sua abitazione e un deposito dove tiene i documenti in quanto è stato sfrattato dallo studio legale dove lavorava, è indagato per corruzione internazionale in concorso con altre persone.

In particolare, per quel che si sa, con almeno Gianluca Savoini, il presidente leghista dell'Associazione Lombadia Russia e protagonista del meeting all'hotel Metropol al quale, come risulta dalla registrazione audio, ha partecipato, oltre a tre russi anche Vannucci e forse un "quarto italiano" (ma su questo non ci sono conferme).

Mentre il Copasir continua a seguire, attraverso le proprie fonti, la vicenda dei presunti fondi russi destinati alla Lega e i suoi eventuali nuovi sviluppi, nuovi dettagli del caso arrivano dall'Espresso. In una nota con cui si anticipa quanto uscirà domenica sul settimanale e che è già pubblicato su Espresso+ si afferma che la trattativa "non è finita il 18 ottobre 2018. È proseguita anche dopo l'incontro nella hall dell'hotel Metropol" con altre due offerte. A supportare ciò una serie di "documenti esclusivi" di due proposte commerciali. La prima "a Rosneft dieci giorni dopo il summit di affari e politica in cui era presente" Savoini, si legge nella nota e in anteprima sul settimanale online. In quella circostanza le "condizioni indicate" e messe nero su bianco su carta intestata dalla "banca d'affari londinese" di cui è stato reso noto il nome, la Euro-Ib, di cui Meranda era consulente, "ricalcano esattamente" quelle del meeting al Metropol.

Ma secondo la ricostruzione giornalistica "la negoziazione è andata avanti almeno fino a febbraio, a tre mesi dalle elezioni europee stravinte dalla Lega di Salvini. Lo prova una nota interna di un'altra società di Stato russa, Gazprom, e la risposta inviata direttamente a Savoini dalla banca londinese rappresentata al tavolo di Mosca" da Meranda, il quale "cita esplicitamente Eni come compratore finale della maxi fornitura petrolifera, allegando una lettera di referenza commerciale della società di Stato italiana".

Sul punto nessun commento da Savoini, Meranda, Rosneft e Gazprom mentre il gruppo petrolifero italiano "ci ha fatto sapere 'di non aver preso parte in alcun modo a operazioni volte al finanziamento di partiti politici'", scrive il settimanale. Nella nota si sostiene, infine, che i "documenti in nostro possesso rendono però inverosimile la versione di Savoini, secondo cui quella riunione del Metropol è stato "solo un incontro casuale in cui la politica non c'entra nulla, i soldi alla Lega neppure'".

Intanto oggi alle 15 Maranda, con circa mezz'ora di anticipo rispetto all'orario fissato, ha varcato il portone principale della caserma della Gdf in via Fabio Filzi a Milano: giacca blu, cravatta verde, occhiale scuro, accompagnato dal suo difensore il professor Ersi Bozheku, 37 anni, di origini albanesi, con carriere accademica sia in Italia sia a Tirana, anche lui in elegante completo blu. Il suo ingresso è avvenuto con un 'cordone di sicurezza' di alcuni finanzieri al quale è stato affidato il compito di metterlo al riparo dalle telecamere e dai flash. Lì, nella stessa saletta in cui lunedì scorso è stato convocato Savoini e come Savoini, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ai cronisti si è limitato a dire di confermare quanto scritto e detto nei giorni scorsi e cioè che "lo scopo dell'incontro era prettamente professionale e si è svolto nel rispetto dei canoni della deontologia commerciale".

Anche stamane e poi fino a sera i pm si sono visti con il procuratore della Repubblica Francesco Greco. C'è anche da mettere a punto la rogatoria in Russia che riguarda in particolare i flussi finanziari mentre le Fiamme Gialle dovranno analizzare il molto materiale "utile" sequestrato nelle perquisizioni per trovare riscontri.

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