Gioco
«Regalate alberi, non giochi, ai vostri bambini». La missione di don Luca Franceschini, il prete ambientalista
La Chiesa “verde” in Toscana: dopo un’infanzia in Garfagnana arriva l’appello del parroco della Madonna del Monte, a Massa
Massa. Luca Franceschini è un ragazzino, abituato a vivere la campagna, a correre per i prati che circondano Pieve San Lorenzo, al confine tra Lunigiana e Garfagnana, a scorrazzare in mezzo alla natura. Chiama suo padre e non gli concede tregua: vuole che lo accompagni, vuole andar per boschi con lui. Vuole che insieme si mettano alla ricerca degli alberi più grandi, dei più alti, dei più antichi. Un censimento, una fotografia. Sì perché Luca si è iscritto al Wwf, l’associazione ha promosso una iniziativa per la tutela degli alberi “più preziosi” e lui a quell’iniziativa ha aderito senza pensarci due volte.
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Passano 40 anni da quel giro per boschi, ma Luca Franceschini la passione per gli alberi non l’ha persa, proprio per niente. Gli piacciano così tanto che li regala ai cuginetti che fanno la comunione. A Viola Nardini, la figlia di sua cugina, qualche giorno fa è arrivato niente meno che un ginko biloba. Comprato per lei da Luca. Per vederlo crescere. Per curarlo. Per trovare ombra quando il sole della vita scalda troppo. Luca gli alberi li considera così importanti che propone alle amministrazioni comunali di sposare progetti condivisi per riportare radici, tronchi e foglie dove ora c’è asfalto.
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A Pieve San Lorenzo (frazione di Minucciano, in Garfagnana) Luca non ci abita più, anche se ci va spesso: ha 53 anni oggi ed è sacerdote. Parroco della Madonna del Monte a Massa, responsabile diocesano e regionale per i beni culturali. E ambientalista. Della primissima ora.
Don Luca, come le è venuta questa idea di regale alberi?
«Nelle scorse settimane ho regalato un ginko biloba a Viola, la figlia di mia cugina, in occasione della sua comunione. A lei il regalo è piaciuto tantissimo. Ho pensato di promuovere l’idea: si parla molto di ridurre l’anidride carbonica, certo è indispensabile tagliare le emissioni inquinanti, ma credo che aumentare il numero degli alberi produrrebbe un effetto immediato. Viaggio molto in auto e spesso mi rendo conto che gli alberi sono pochi: molte strade non ne hanno. Darebbero ristoro, oltre a contribuire alla salute dell’ambiente».
Lei quindi è un ambientalista?
«Io sono cresciuto in mezzo alla natura, alla ricerca dei coleotteri, mi piacevano i libri sugli insetti, volevo andare al museo degli animali. Da bambino, mi sono iscritto al Wwf e alla Lipu (associazioni ambientaliste, la seconda pe rla difesa degli uccelli, ndr). Amo la natura e credo di poter dire che propria la natura sia all’origine della mia fede. La fede è nata in me osservando il creato, la natura, appunto, in tutte le sue forme».
Parliamo allora di religione: gli alberi sono importanti nelle Scritture?
«Hanno un forte valore simbolico. Basti pensare alla creazione, al giardino in cui Dio pianta alberi tra cui quello della conoscenza».
Da qui l’invito a regalare alberi?
«Sì, ma nell’ambito di progetti. I Comuni decidono con appositi strumenti dove costruire, beh decidano anche dove piantare alberi, quali alberi, quali essenze. Penso che le amministrazioni comunali potrebbero assegnare aree incolte a persone o associazioni per consentire di piantare lì gli alberi: un bambino riceve un albero in regalo e, se non ha un giardino, può piantarlo nell’area scelta dal suo Comune. Può indicare il suo albero con una targhetta, andare a “trovarlo”. Potrebbe anche essere occasione di lavoro per chi non ne ha. Magari gli enti locali potrebbero anche pensare a sgravi fiscali per chi destina il proprio terreno inutilizzato alla piantumazione. Anche la Chiesa potrebbe fare lo stesso. Sarebbe bello ed utile».
Dove comincerebbe a piantare alberi?
«Sono molti i luoghi. Tanto per cominciare, però, penso al santuario dell’Argegna, in Garfagnana e alla strada di accesso priva di alberi. Lì mi piacerebbe piantarne moltissimi».
Ma il lato negativo c’è? Gli alberi crollano ogni tanto e fanno danni.
«Dobbiamo distinguere tra l’assenza di cura e i normali fenomeni della natura. Non sempre dobbiamo cercare colpevoli. La natura ha le sue regole e noi dobbiamo adeguarci, non è la natura che deve adeguarsi a noi. È un errore pensarlo».
E nella Chiesa esiste una cultura ambientalista?
«Direi di sì: basta leggere l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sii” per averne conferma. È vero, però, che nella prassi, l’attenzione non è primariamente rivolta all’ambiente, piuttosto alle questioni sociali: alla povertà in primo luogo. Devo anche ammette, comunque, che è sempre più evidente che i problemi ambientali hanno risvolti sociali importanti e possono contribuire fortemente all’incremento della povertà. Per questo chiedo anche alla Chiesa di pensare al progetto di destinare aree alla piantumazione di nuovi alberi».
Perché, alla fine, natura e umanità sono due facce della stessa medaglia. —
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