Il Tirreno

Toscana

Pioggia di sequestri agli agricampeggi, ma le aziende hanno i permessi

Manolo Morandini
Le case mobili dell'agricampeggio Costa Etrusca a San Vincenzo
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Le case mobili dell'agricampeggio Costa Etrusca a San Vincenzo

Una legge disciplina l’attività, ma la Procura di Livorno ha chiesto i provvedimenti. E la Regione non interviene. Nasce un Comitato di gestori: "Perché solo in questa zona non possiamo lavorare?"

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PIOMBINO.  «Abbiamo chiesto i permessi alle amministrazioni comunali, proprio come fanno tutte le persone per bene, e li abbiamo ottenuti. Adesso, ci ritroviamo indagati penalmente e con le aziende sequestrate». Così rappresentano la condizione in cui da mesi sono precipitati alcuni imprenditori agricoli della Costa degli Etruschi. Si sono riuniti in una sorta di delegazione. Più di una realtà, infatti, si è vista sequestrare in via preventiva le strutture per l’agricampeggio. Tutti provvedimenti richiesti dalla Procura e confermati dal Gip del Tribunale di Livorno. Il nodo sta nella zona grigia della legge regionale di settore, la numero 30 del 2003 che all’articolo 13 disciplina le attività agrituristiche. Prevede in modo generico la possibilità di attrezzare spazi per tende e veicoli ricreazionali. Le inchieste che hanno finito per tirare dentro i tecnici comunali che hanno firmato le autorizzazioni si spingono fino agli uffici della Regione.

A Piombino, a maggio 2018, i sigilli sono stati messi alle 17 strutture realizzate nella Tenuta Poggio Rosso a Populonia stazione, nonostante l’autorizzazione rilasciata dal Comune e le verifiche della Regione. Per proseguire a San Vincenzo nell’autunno negli agriturismi Costa Etrusca e Le Rondini. Fino al sequestro di marzo a Castagneto, dove I Pianetti si sono visti bloccare l’attività a regime da alcuni anni. L’ultimo provvedimento di sequestro nella campagna di Riotorto, il 18 aprile sono stati messi i sigilli alle 8 tende dell’agricampeggio Vento Etrusco. Quello che si contesta è la tipologia: tende glamping. Chi indaga ritiene che serva un titolo edilizio per installarle, non essendo tra quelle previste dalla legge 30.

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Che in Regione c’è bisogno di fare chiarezza lo sanno da molti mesi. Ci sono stati incontri a Firenze tra Anci, i sindaci della costa e le associazioni degli agricoltori. Eppure, non è cambiato nulla. La Delegazione agricampeggi Costa Etrusca già ad aprile aveva lanciato un accorato appello al presidente Enrico Rossi e ai suoi assessori all’Agricoltura Marco Remaschi, al Turismo Stefano Ciuoffo e all’Urbanistica Vincenzo Ceccarelli. È caduto nel vuoto. E se ne va un’altra stagione di lavoro. Nonostante la speranza alimentata all’inizio di maggio da una proposta di modifica della legge regionale presentata dai consiglieri regionali del Pd. È arrivata all’esame della seconda commissione, poi se ne è perso traccia. Si proponeva di fornire agli operatori che integrano il reddito agricolo con forme di ospitalità “preallestita” di facile rimozione, glamping, case mobili, ma anche agli organi di controllo riferimenti oggettivi nei quali agire.

«Ci ritroviamo con mutui che non possiamo più pagare, impegni con i fornitori che non possiamo onorare. Ci ritroviamo a dover spiegare ai nostri ex clienti che non li possiamo più ospitare». Così provano a spiegare la loro situazione in una lettera aperta a Enrico Rossi. Perché per la Delegazione se c’è un responsabile politico è lui. Se c’è una soluzione non può che passare da lui.

Quella che sta emergendo in Toscana è una situazione paradossale. E si tratta della regione in cui si conta più di un terzo del totale delle strutture agrituristiche nazionali. «Perché decine di aziende agricole stanno continuando, buon per loro, a lavorare con gli stessi permessi che hanno portato noi al sequestro?», chiedono a Rossi. E ancora: «Perché questa ipotetica incongruità tra autorizzazioni comunali e legge regionale è evidente solo alla Procura di Livorno?». Invitano a guardare anche a qualche decina di chilometri, oltre i confini provinciali, per avere la dimensione di quello che ritengono “un paradosso”.

Sono le domande a tracciare il quadro di ciò che non va nella legge 30/2003. «Perché la Regione Toscana ha approvato questo tipo di interventi nel Piano strutturale del Comune di San Vincenzo se sono illegittimi? Perché il settore Agricoltura della Regione ha dato tutti i pareri positivi al Comune di Piombino per la realizzazione di un agriglamping che è stato messo poi sotto sequestro? Perché nonostante tutte queste incongruenze, questo malfunzionamento della macchina pubblica nella quale aziende sono finite come pesci nella rete, è tutto fermo e nessuno fa niente?». E arrivano a chiedere il perché di questo «accanimento verso una manciata di posti letto nelle aziende agricole?».

Che cosa potrebbe cambiare facendo chiarezza? La legge regionale con le modifiche disporrebbe per il futuro. Nessuna sanatoria ma il profilo penale contestato agli imprenditori agricoli verrebbe a decadere. Tutto si risolverebbe con una sanzione amministrativa perché quanto hanno installato non lo poteva essere. Scatterebbero i provvedimenti di rimozione di glamping e case mobili e in scia la possibilità di presentare una nuova pratica per installazione. —
 

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di Redazione web