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La difesa di babbo Tiziano: "Se è un reato chiamarsi Renzi allora sono colpevole"
Al processo per false fatturazioni i genitori dell'ex premier presentano memorie scritte. Dichiarazioni del terzo imputato Luigi Dagostino: "Pagai per sudditanza psicologica verso i genitori del presidente del Consiglio"
"Ho sempre lavorato, non ho avuto bisogno di avere il figlio premier per lavorare" e anche "quando mio figlio è diventato presidente della Provincia di Firenze nel 2004 la prima conseguenza è stata abbandonare tutti i rapporti con società partecipate di enti pubblici a cominciare da quello con la Centrale del Latte di Firenze".
Tiziano Renzi, con la moglie Laura Bovoli, genitori dell'ex premier Matteo Renzi, non si è fatto interrogare al processo che li vede imputati per fatture false a Firenze. Ma ha affidato la sua difesa a una memoria scritta consegnata dai suoi avvocati al giudice Fabio Gugliotta. E così ha fatto anche la moglie Laura Bovoli.
"Se è un reato chiamarsi Renzi, allora sono colpevole, non c'è bisogno nemmeno di celebrare un processo", scrive Tiziano Renzi. "Giudicatemi invece per le prestazioni che ho svolto e per le tasse che ho pagato, non per il nome che porto. Sentirsi accusato di falsa fatturazione per chi ha sempre pagato tutte le tasse è avvilente".
Anche Laura Bovoli si difende "per scritto": "Ho quasi 70 anni e non ho mai avuto nessun problema con la giustizia finora, sono passata da cittadina irreprensibile a criminale incallita, da nonna premurosa a lady truffa. Quello che è certo è che non ho truffato nessuno, ho sempre pagato tutte le tasse e ho seguito le stesse procedure che ci hanno consentito di lavorare 35 anni senza nessun problema".
I coniugi Renzi hanno ribadito la fondatezza delle loro attività nel marketing. Ma per l'accusa ci sono fatture per operazioni inesistenti pagate dal terzo imputato, il re degli outlet Luigi Dagostino, che in dichiarazioni spontanee in aula ha detto: "Quando vidi l'importo delle fatture rimasi perplesso ma i coniugi Renzi erano i genitori del presidente del Consiglio, subii sudditanza psicologica e non le contestai".
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