Gioco
Regione, in aula la legge per l'assistenza ai migranti. La Lega presenta 1.100 emendamenti
Il Pd vorrebbe usare il canguro per accorparli in un unico voto. I sovranisti protestano contro la proposta che assegna cibo e cure agli irregolari: "Prima i toscani", ma la divisione in sillabe è una gaffe.
FIRENZE. Elisa Montemagni esce dall’aula scura in volto. Ma nessuno lì per lì ha davvero idea di cosa l’abbia fatta incupire e se tenga il grugno di facciata per dare l’idea del livello di ostruzionismo a cui sono pronti i sovranos in regione per opporsi alla legge del samaritano con cui la giunta di Enrico Rossi vuole assicurare cure, cibo, scuola e alloggio a tutti i migranti irregolari, o se la capogruppo leghista abbia un diavolo per capello per lo strafalcione epico che sta facendo fare una figuraccia urbi et orbi alla truppa in consiglio regionale. «Prima i toscani», sarebbe il messaggio a leggerlo per intero sulle magliette indossate dai consiglieri. Ogni t-shirt una sillaba. Ma alla fine esce così: PRI-MA-I-TOS-CA-NI. Peccato che su quella di Luciana Bartolini ci sia appunto “Tos”. Un errore marchiano. «La sillabazione si insegna alle elementari: TO-SCA-NI», sferza con un post il dem Antonio Mazzeo, aggiungendo l’hashtag #primalitaliano. Da lì in poi è un diluvio di frizzi e lazzi sui social.
Ma è chiaro che ai dem serve anche da diversivo per stemperare la tensione. L’approvazione in aula si annuncia un Vietnam. La Lega ha presentato 1100 emendamenti e altrettanti sono arrivati da tutti gli altri gruppi di opposizione. «Andremo avanti a oltranza», chiarisce Eugenio Giani. Per ora però nessuno dei correttivi avanzati dai leghisti sembra stralciabile perché “fuori tema”. Non solo. Sulla discussione piomba un messaggio indiretto di Matteo Salvini, che proprio ieri si era sentito dare del «buffone» da Rossi. La legge, intitolata “disposizioni per la tutela dei bisogni essenziali della persona”, per la Lega «dovrebbe chiamarsi 'disposizioni per la tutela dei clandestini'. È una norma dal sapore eversivo che punta a ripristinare il business sugli immigrati stroncato dal ministro dell'Interno», scrive il partito nazionale.
È chiaro, sul messaggio c’è il timbro del leader leghista. Non un caso. Mentre lui a Roma ha appena strappato l’accordo con il M5S sul decreto Sicurezza bis e promette blocco navale, porti strachiusi e di fiaccare l’attività umanitaria delle Ong a suon di maxi multe e sequestri, sfida la regione rossa con il governatore più schierato nella difesa dei migranti e della dignità umana. Una strategia per avviare la lunga campagna elettorale verso il voto del 2020. Tanto che lo segue a ruota la pupilla e commissaria regionale dei sovranisti Susanna Ceccardi, per cui la proposta di legge è «vergognosa e indegna».
È certo che aldilà della gaffe, il fuoco di fila di emendamenti rischia di rallentare l’iter dell’approvazione. «Un guaio – confida un esponente del Pd – Se dovessimo discuterli tutti, non finiremmo nemmeno tra due giorni. Chiederemo a Giani di usare un canguro». Insomma, la pratica che consente di accorpare gli emendamenti in un unico pacchetto da votare in un solo passaggio. Ma fra i dem c'è chi è più ottimista: «Ma no, gli ho dato una scorsa. E moltissimi sono inammissibili. Praticamente in molti casi è lo stesso testo modificato di qualche parola», dice un post-renziano. Ma in aula a Palazzo Panciatichi si scatena lo scontro. I primi ad attaccare sono i leghisti e nel mirino c'è Rossi. Nel giorno in cui si vota la sua legge anti-Salvini, il governatore non è in aula. «Sono a Bruxelles per discutere dell' Agenda strategica 2019-2024. Capisco che i leghisti siano poco avvezzi a partecipare alle riunioni in Europa. Basta vedere il loro capo Salvini, che sbraita in Italia contro la Ue e poi fa l'assenteista ai vertici dei ministri degli Interni», dice Rossi.
E mentre il relatore Stefano Scaramelli parla di una «legge che guarda alla dignità della persona umana», Montemagni la definisce un «atto che trasforma la Toscana nel più grande campo profughi d’Europa». Di «legge giusta che ribadisce i diritti fondamentali di tutti gli uomini» parla Paolo Sarti di Sì-Toscana a Sinistra. Di parere opposto Paolo Marcheschi (FdI) secondo il quale si tratta invece di «una proposta di legge illegittima, illegale, faziosa e pregna solo di politica». La dem Monia Monni ricorda a Salvini di aver annunciato e mai «effettuato i 600mila rimpatri» e che «in Toscana il decreto Sicurezza ha prodotto circa 3mila invisibili che rimarranno comunque sul nostro territorio ma saranno gettati nella rete della criminalità organizzata». Marco Stella e Maurizio Marchetti di Forza Italia si dicono pronti ad avviare «l’iter per chiedere il referendum abrogativo» se la legge del samaritano venisse approvata.
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