Il Tirreno

Toscana

il caso 

A rischio le nostre isole fragili Uno yacht si incaglia a Pianosa

Luca Centini
A rischio le nostre isole fragili Uno yacht si incaglia a Pianosa

Il panfilo era entrato nella fascia di mare vietata e si è bloccato sul basso fondale Un mese fa episodio analogo a Montecristo, una barca era finita contro gli scogli

3 MINUTI DI LETTURA







I turisti di Cala Giovanna, la spiaggia gioiello di Pianosa, non credevano ai loro occhi. Ieri mattina hanno visto avvicinarsi lo yacht nel mare interdetto alla navigazione dell’isola, fino quasi a lambire la costa su cui si trovano i resti della villa romana di Agrippa. Poi lo hanno visto fermarsi di colpo, incagliato nel basso fondale.

È la cronaca dell’incredibile incidente marittimo accaduto nel cuore dell’arcipelago toscano, patrimonio protetto del Parco nazionale. O, più precisamente, dell’ennesimo incidente che, in pochi attimi, ha dimostrato come la bellezza del nostro mare sia un bene fragile di fronte al mancato rispetto delle regole e al diportismo sprovveduto. A Pianosa le imbarcazioni prive di autorizzazioni particolari devono restare ad almeno un miglio dalla costa. La balneazione è consentita solo sulla spiaggia di Cala Giovanna, le attività di diving sono regolamentate. Non solo. C’è un sistema di videosorveglianza installato dal Parco nazionale e controllato dalla Guardia di Finanza che monitora gli accessi, una motovedetta della Capitaneria di porto di stanza sull’isola che svolge una costante attività di controllo. Ma il mare è grande. E gli imprevisti, nonostante i controlli, sono sempre dietro l’angolo, soprattutto se i diportisti non consultano le carte nautiche aggiornate, dove sono segnate puntualmente i tratti marini interdetti alla navigazione. I diportisti di Pianosa, ieri, non l’hanno fatto. Così, anche se pare incredibile, può accadere che un panfilo entri nella fascia di mare protetta e gratti il fondale di Pianosa, scrigno della biodiversità marina, proprio come un elefante in una cristalleria. Solo la fortuna ha voluto che lo scafo non si sia danneggiato gravemente e la barca, dopo esser stata disincagliata dalla Capitaneria, abbia potuto riprendere la navigazione. Lo yacht sarà sanzionato per accesso non autorizzato con una multa di un minimo di 333 euro: poca roba rispetto al rischio che si è corso. Un nuovo rischio.

Il 12 giugno scorso, infatti, il peschereccio Bora Bora della marineria di Porto Santo Stefano, si è incagliato con la prua su una scogliera di Montecristo. Chi era a bordo, probabilmente, dormiva. La barca è poi affondata portandosi dietro tutto il suo carico di carburante. Ci sono voluti giorni per completare le delicate operazioni di svuotamento del serbatoio del peschereccio. In caso di sversamento la costa dell’isola di Dumas avrebbe riportato una ferita seria, un danno ambientale gravissimo. A Montecristo non ci si può avvicinare, le barche devono restare fuori da un raggio di un chilometro. Non è consentita neanche la balneazione. Eppure gli accessi non autorizzati, talvolta, si verificano. Negli ultimi anni sono numerose le barche sanzionate per essersi avvicinate troppo alle coste delle isole protette. «Episodi come questi dimostrano quanto sia urgente istituire nell’arcipelago toscano una vera Area marina protetta e di quanto sia necessario rafforzare la vigilanza durante tutto l’anno nelle isole». È quanto diceva Legambiente, subito dopo l’incidente di Montecristo. Ma il tema, nonostante gli ultimi fatti, continua a non scaldare più di tanto i sindaci dell’isola d’Elba. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web