Finanza
Il merito è un sussurro delle stelle
Dopo centotrentasei minuti di cerimonia, sull’erba dello stadio San Paolo arrivano otto persone emozionate che stringono un lembo di stoffa, nella notte di Napoli. È un’enorme bandiera bianca con una “U” e cinque stelle colorate: sancisce l’apertura delle Universiadi 2019. Quattro di quelle persone sono ex studenti diventati assi dello sport. Gli altri quattro fanno ricerca scientifica e due di loro lavorano nella campagna pisana. Annalisa Allocca e Antonio Perreca, ricercatori associati all’Istituto nazionale di fisica nucleare, sono cacciatori di segnali dell’universo. Nella gigantesca antenna ortogonale di Virgo a Cascina, lunga tre km per braccio, intercettano le onde gravitazionali; cercano notizie da vertigine come una collisione di stelle, o esplosione di mondi accadute milioni di anni fa.
Sono stato a Virgo il 24 aprile con un gruppo di lettori del Tirreno. Non assomiglia a un centro spaziale, non ci sono telescopi, né planetari color blu notte. La scienza lì è più prosaica, fatta di diagrammi e dati progressivi. Nella sala di controllo, quella dove può affiorare l’eco dello spazio, ho distolto lo sguardo dagli schermi e ho osservato scaffali, scrivanie, pareti. Ho visto tre disegni di bambini, uno appeso al primo muro e due appiccicati su un piano. Una locandina del Tirreno, il tappo di sughero di un brindisi, un sasso-fermacarte dipinto di verde con una coccinella, un aperol, un vino con un’etichetta di legno, un whisky delle Ebridi. Ecco, ho pensato, la forbice emotiva delle nostre vite: da una parte l’infinito, dall’altra la quotidianità degli oggetti, il segno di un bambino o il ricordo di una festa.
Penso al sapere e allo sport. Quanto si sacrificano i loro campioni? Certe fatiche sono lontane dalla politica, più di un buco nero. Il merito è una priorità: dovremmo sondarla, scoprirla come si fa con un evento cosmico. Ho rivisto il video delle Universiadi. Nella notte, sullo stadio, c’erano milioni di stelle.
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