Il Tirreno

Toscana

IL DRAMMA 

Muore dopo il malore in cella, scatta l’indagine

Pietro Barghigiani

La famiglia del detenuto di Porto Azzurro vuole vederci chiaro. Il direttore del carcere: un collasso. Eseguita l’autopsia

2 MINUTI DI LETTURA







Un detenuto nel carcere di Porto Azzurro si sente male in cella il 26 giugno.

Lo trasferiscono d’urgenza all’ospedale di Cisanello a Pisa e il giorno dopo muore.

Una sequenza di eventi che per i familiari è avvolta da un’opacità che solo un’inchiesta può essere in grado di dissolvere. E come primo atto per mettere insieme i primi pezzi di un’indagine agli inizi c’è l’autopsia eseguita ieri pomeriggio sul corpo di Chedli Ben Mansour, 31 anni, tunisino, inciampi con la giustizia per questioni di droga.

La Procura di Pisa, su delega dei colleghi di Livorno, ha conferito l’incarico al professor Luigi Papi per l’esame tossicologico oltre che su organi e tessuti.

Si indaga per un reato che di solito viene tirato in ballo quando ci sono cessioni di stupefacenti che provocano decessi per overdose.

Al momento non c’è un collegamento del genere per spiegare la morte di Mansour, anche se la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti con l’ipotesi di morte per conseguenza di altro delitto.

Il fratello, nel riferire agli amici le informazioni ricevute dopo la notizia del decesso del 31enne, ha raccontato di aver visto lividi sul corpo del familiare. Un elemento che verrà valutato nel corso delle indagini da parte degli investigatori livornesi.

Cosa è successo nella cella di Porto Azzurro il 26 giugno scorso è diventato evidente negli effetti quando il giorno dopo i medici di Cisanello hanno accertato la morte del 31enne.

Ma cosa ha provocato il malore che lo ha ucciso resta un mistero che solo l’autopsia sarà in grado di svelare almeno nella sua origine medico legale. La direzione del carcere parla di collasso. Quale sia stata l’origine di quel malore fatale è un altro capitolo, il principale, della storia.

Il professor Papi si è preso 60 giorni per consegnare la consulenza.

Mansour ha un fratello che ha fatto in tempo a nominare un legale prima dell’esame, ma non un consulente medico che ieri potesse partecipare all’autopsia. Nel passato della vittima ci sono arresti e detenzioni per spaccio. Un pusher di piccolo cabotaggio, senza fissa dimora, per il quale ora il fratello chiede una parola definitiva sulle cause della sua morte. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze