Il Tirreno

Toscana

il flop della formazione 

"Stipendi troppo bassi e poca formazione, così mancano 30mila lavoratori”

Samuele Bartolini
"Stipendi troppo bassi e poca formazione, così mancano 30mila lavoratori”

La stoccata di Regione e Irpet alle imprese: il “disallineamento” tra offerta e domanda è dovuto al deficit formativo delle scuola, ma anche alle aziende che non investono 

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FIRENZE. Lo stabilimento balneare di Viareggio cerca un bagnino, ma non lo trova. Il ristorante di Porto Azzurro ha bisogno di un cuoco, ma non lo trova. E l’azienda di moda con sede a Scandicci ha un posto libero da scarnificatore di pelli, ma sulla piazza non c’è. Si parla tanto di fame di lavoro. Delle famiglie toscane che non arrivano a fine mese. Poi però si scopre che le offerte di lavoro ci sono, ma nessuno si fa avanti. Il fenomeno è noto. Si chiama disallineamento. È il “buco” tra offerta e domanda di lavoro. Il Tirreno lo denuncia da mesi con un’inchiesta permanente. Adesso lo certificano anche Irpet e Regione. Il gap sta creando una voragine da 30mila posti in Toscana. Tutte posizione aperte. Tutte offerte di lavoro concrete, ma che non trovano risposte sul mercato. E l’assessora al lavoro Cristina Grieco vuole trovare un rimedio. A breve lancerà un patto per lo sviluppo. Obiettivo: ridurre il disallineamento di 10mila unità. In che modo? Ancora presto per dirlo. Certo è che le imprese cercano personale, ma non lo trovano.

Stoccata alle imprese

Evidentemente la formazione non va nella direzione giusta. I giovani studiano, ma non quello che chiede il mercato del lavoro. E il problema riguarda anche le imprese. «Vero. Bisogna alzare il livello della formazione nelle scuole. Bisogna potenziare la formazione post-diploma per l’accesso al lavoro. Ma anche le imprese, tipo quelle del turismo, ci mettono del suo», denuncia Grieco. In che senso? «Le imprese spesso sono piccole o piccolissime, lavorano tre mesi l’anno, e non vogliono investire nel personale. Vanno bene il cuoco e il cameriere stagionali. E interessa poco la loro formazione», dice il direttore di Irpet, Stefano Casini Benvenuti. Ma così i giovani - spiegano dalla Regione - sono scoraggiati in partenza. Il ristorante li fa lavorare 14 ore al giorno, la paga è da fame, e loro si chiedono: “Perché dovrei rimanere in Italia? ” . Domanda legittima. E la ricetta è sempre la stessa. Prendono l’aereo, vanno in Inghilterra o in Australia. Là fanno lo stesso lavoro, ma vengono apprezzati e pagati bene.

Cosa fa la Regione

Le prime analisi dell’Irpet sugli esiti occupazionali dei corsi di formazione professionale finanziati dalla Regione nel ciclo 2014-2020, attestano risultati positivi. Il 65% di chi ha frequentato un corso, infatti, sperimenta entro sei mesi un avviamento al lavoro. Il 20% in più rispetto a chi si avvale dei centri per l’impiego senza aver partecipato ad un intervento formativo. Un risultato in netta crescita rispetto allo scorso settennato di programmazione europea. Ancora. Secondo l’Agenzia nazionale per le politiche attive per il lavoro, il 50% dei tirocini finanziati dalla Regione si trasforma in un contratto di lavoro.

I dati positivi

Insomma, per i settori regionali strategici, le alleanze formative orizzontali (tra istituzioni scolastiche, organismi formativi e imprese) e verticali, in un’ottica di filiera, funzionano. Le performance migliori si registrano nei settori moda, meccanica, farmaceutica e turismo. Ci sono i corsi Iefp per i giovani, c’è l’istruzione terziaria come gli Its (dal 2015, con la Grieco, si è passati da 3 a 18 Its in Toscana). Età media dei partecipanti: 15-29 anni, 30-49 anni. Secondo l’ultimo monitoraggio nazionale di Indire, gli Its hanno portato all’occupazione l’85% dei diplomati. Allearsi fa bene a tutti e le imprese che partecipano attivamente alla formazione hanno risultati migliori. —

Il caso Elba

«Non si trovano bravi camerieri I giovani fanno altro»

All’isola d'Elba offerta e domanda di lavoro non s'incontrano. D'estate ristoranti, alberghi e agriturismi lavorano a pieno ritmo e hanno bisogno di personale: lavapiatti, camerieri, baristi, cuochi e aiuto cuochi. Ma la scuola alberghiera “Raffaello Foresi” di Portoferraio ha pochi iscritti. Eppure - racconta l'assessora al Lavoro della Regione Toscana, Cristina Grieco - quando «vado (spesso) in vacanza all’Elba, mi capita di mangiare nei ristoranti. Purtroppo fatico a trovare professionalità nel personale. I camerieri sono improvvisati o vengono da fuori regione. Difficile trovare dei camerieri del posto». L'assessora Grieco prende l'Elba come l'esempio più evidente di un problema di carattere culturale della Toscana. «Le famiglie pensano che il turismo non dia futuro ai figli. Non li vedono a lavorare nei ristoranti, negli hotel. Così li iscrivono ai licei che formano in vista dell'università. Poi però solo il 26% si laurea».

Le vostre testimonianze di lavoro sfruttato

Se avete una storia di lavoro da raccontare, il Tirreno mette una mail a disposizione: inchiestadeilettori@iltirreno.it. Potete scrivere sia che siate un imprenditore che non riesce a trovare persone da assumere, sia che siate lavoratori con storie di sfruttamento.

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