Il Tirreno

Toscana

allarme in toscana  

Annullato il “concorsone”, cento scuole senza presidi

Luca Signorini

Dopo la decisione del Tar del Lazio, l’inizio del nuovo anno scolastico a rischio La Cgil: alcuni dirigenti dovranno occuparsi fino a tre istituti in contemporanea

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. «Una notizia piovuta come una bomba sul capo di tutti», la definiscono dall’ufficio regionale della Cgil Scuola. Il Tar del Lazio che annulla il concorso per nuovi dirigenti scolastici – 2910 i posti in palio in tutta Italia – prefigura «un danno incommensurabile, una situazione drammatica». Scoppia in pratica l’emergenza presidi. In Toscana sono oltre 100 le poltrone vacanti, ovvero gli istituti scolastici “scoperti”, su circa 500 scuole, dalle superiori ai comprensivi (medie, elementari e materne). «E non conosciamo gli ultimi pensionamenti avvenuti con quota 100, ancora l’Inps non ci ha inviato il dato aggiornato: quindi i posti che mancano potrebbero essere molti di più», afferma Paola Pisano, segretaria regionale della Flc Cgil.

Non che durante l’anno didattico appena concluso sia filato tutto liscio, anzi. Quel centinaio di direzioni senza manager, infatti, sono andate ai cosiddetti “reggenti”, presidi che avevano assegnato un altro istituto, dove erano titolari, e costretti a fare da tappabuchi anche in quelli che ne erano sguarniti.

È laconica Pisano: «La cosa migliore che adesso possa capitare, è il fatto che un dirigente scolastico vada ad occuparsi di tre scuole. Una circostanza inaccettabile». Il rischio della doppia reggenza è alto, ed è già stato sfiorato nel settembre scorso. Di questa situazione, in Toscana, soffrono in modo particolare le province più estese e con il maggior numero di scuole: nel fiorentino, per esempio, sono 40 le reggenze su 110 istituti scolastici. Fatte le proporzioni, non che il dato sia migliore negli altri territori della regione, Pisa in testa. E il preside è quello che dovrebbe dare un indirizzo, amministrativo e didattico, all’istituto che guida, a insegnanti e studenti, ma la sua presenza visti gli impegni non sempre è assicurata. Eppure il concorsone nazionale indetto dal Miur è iniziato con falle evidenti, emerse anche grazie alle inchieste de L’Espresso.

Si va dai commissari delle varie prove che, invece di essere nella sede indicata dove esaminare i candidati, erano da tutt’altra parte. Commissari con il dono dell’ubiquità. Poi i soliti sistemi informatici che vanno a singhiozzo, software non ben calibrati. Per finire con le fughe di notizie, che ai tempi dei social si scoprono in un baleno. Significa risultati pubblicati online prima di essere comunicati ai diretti interessati.

E così il Tar del Lazio, sul ricorso di numerosi aspiranti presidi, ha deciso di annullare tutto. E tra l’altro c’è un ulteriore problema, per non farsi mancare niente: ovvero che il concorso non è concluso, in varie parti d’Italia (Toscana compresa) siamo al rush finale con le prove orali. Vuol dire che non esiste nemmeno una graduatoria. Spiega la sindacalista Pisano: «Si è interrotta la procedura, senza dimenticare che potrebbero esserci ulteriori ricorsi al Consiglio di Stato presentati da chi è passato. Anche nel 2012 il concorso è stato annullato per altri vizi, in quel caso però era stata approvata la graduatoria e i presidi sono stati assegnati con riserva. Poi, dopo due anni, la decisione politica è stata quella di fare un concorso facilitato per i primi in graduatoria, che così hanno avuto l’assegnazione definitiva. Adesso la situazione è molto più critica». Se ne saprà forse di più tra una settimana: giovedì 11 luglio, infatti, è in programma un incontro tra i sindacati e il Provveditore regionale agli studi nella sede dell’Ufficio scolastico regionale, in via Mannelli a Firenze. —

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