Il Tirreno

Toscana

Addio plastica nel bagno arriva il distributore di acqua fresca

Gabriele Noli
Daniele Ciardelli del Bagno Arizona a Viareggio (foto Ciurca)
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Daniele Ciardelli del Bagno Arizona a Viareggio (foto Ciurca)

A Viareggio i gestori sono più avanti della legge regionale: «Siamo noi le prime sentinelle del mare»

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Con l’inizio di luglio i clienti del bagno Arizona, nel percorrere le poche centinaia di metri che li separano dal proprio ombrellone o gazebo, noteranno senz’altro quella casa dell’acqua da intendersi non come preziosismo di uno degli stabilimenti balneari di Viareggio (in Darsena) che meglio identificano il concetto di qualità, bensì come segno dell’avanguardia nella lotta alla plastica monouso sull’intera spiaggia.

Facendo seguito al protocollo d’intesa siglato dalla Regione con Anci Toscana, lo scorso venerdì il sindaco Giorgio Del Ghingaro ha firmato un’ordinanza che sino al 21 settembre ne vieta l’utilizzo per la somministrazione degli alimenti rivolta a tutte le attività all’interno dei bagni, sulle spiagge libere o dislocate tra Città Giardino, Passeggiata, vialone della Darsena e quello di Torre del Lago.

Si potrà usare soltanto materiale biodegradabile e compostabile. Pena, un’ammenda di 500 euro. Che a Viareggio non spaventa (quasi) nessuno.

Perché gli operatori del turismo, i balneari nello specifico, a quella definita da Del Ghingaro «una più ampia e complessiva dimensione della sostenibilità ambientale, economica e sociale» ci credono davvero.

E i fatti suffragano le parole. In molti stabilimenti – sia della Passeggiata, sia della Darsena – il progressivo distacco dalla plastica monouso è cominciato diversi mesi addietro. Per scelta (propria) prima che per imposizione (altrui).

«È più semplice, quando sei convinto di ciò che fai. Le persone capiscono e lo apprezzano. Quello dell’ambiente è un tema davvero sentito. Sono rimasto piacevolmente colpito dall'approccio collaborativo e propositivo del Comune», evidenzia Giacomo Maggiorelli del bagno Arizona.

Da qui l’idea della casa dell’acqua, che la distribuirà ai clienti. Fresca e pronta da bere.

«Sarà fruibile tra una decina di giorni: con le singole ricariche i clienti potranno riempire borracce e bottiglie di vetro o carta scegliendo il tipo di acqua in base alle loro preferenze. In questo modo il consumo di bottiglie di plastica si ridurrà drasticamente».

Il principale ostacolo al progetto di rendere Viareggio realmente una spiaggia “plastic free” sono proprio le bottiglie, che non rientrano tra i prodotti messi al bando dall’ordinanza comunale.

Ma i lungimiranti titolari del bagno Arizona hanno comunque pensato anche a questo problema. E a come ovviarlo.

«Per la fornitura ci siamo affidati ad un’azienda di Milano che si chiama Wami (acronimo di Water with a mission) – spiega Maggiorelli -, che produce bottiglie in plastica riciclata e si impegna a realizzare progetti a scopo sociale in Africa. È gestita da ragazzi giovani, ne sono venuto a conoscenza quando studiavo a Milano».

Con l’attuazione dell’ordinanza comunale, negli stabilimenti balneari di Viareggio bicchieri, piatti, cannucce di plastica non se vedono più. O almeno, così dovrebbe essere.

Perché, va precisato, l’ordinanza in questione non vieta ai clienti dei bagni di portarseli direttamente da casa.

«Da anni ci impegniamo per educarli a limitare al massimo l’uso della plastica, sono comunque già abituati a differenziare – afferma Pietro Guardi, titolare del bagno Lelia a Città Giardino e presidente dell’assobalneari di Viareggio –. Come categoria vogliamo e dobbiamo fare il massimo per raggiungere risultati sempre più rilevanti. Trovandoci vicino al mare è come se fossimo delle sentinelle».

Nel ristorante dello stabilimento i piatti sono di porcellana e i bicchieri di vetro. Al bar, invece, si trovano quelli in Pla, plastica biodegradabile.

«Il costo del materiale è stimabile in un trenta per cento in più – ammette Guardi – ma l’ambiente ne trae un beneficio enorme. E comunque, visto il costante aumento della domanda, sono convinto che i prezzi caleranno».

Già durante il periodo di Carnevale Viareggio aveva sperimentato il distacco dalla plastica, con un’ordinanza circoscritta però solo al circuito dei corsi mascherati.

Un messaggio di cui si era fatto direttore promotore l’artista Roberto Vannucci con il carro “Alta marea”: la balena morente sommersa dai rifiuti, plastica in primis, talmente potente da fare il giro del mondo, attraverso i social. —


 

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