Il Tirreno

Toscana

Pronto soccorso al collasso, la Regione Toscana ricorre ai neolaureati: «Subito in servizio 150 giovani»

Samuele Bartolini
Pronto soccorso al collasso, la Regione Toscana ricorre ai neolaureati: «Subito in servizio 150 giovani»

Verranno impiegati nei presìdi vicini ai territori di provenienza ma non sono specializzati per operare in urgenza: «Saranno seguiti dai tutor» 

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FIRENZE. Da luglio entrano in servizio 150 medici senza specializzazione nei pronto soccorso di tutta la Toscana. In 133 saranno al lavoro da lunedì 1° luglio, gli altri 17 prenderanno servizio nelle prossime settimane. I medici generici rimarranno in forze nei pronto soccorso degli ospedali toscani per due anni. La Regione lancia un provvedimento emergenziale per rimediare a una situazione altrettanto emergenziale. I pronto soccorso toscani, infatti, scoppiano di accessi (un milione e mezzo nel 2018), i medici in servizio sono pochi e l’attesa al triage è lunga, lunghissima. Per i codici bianchi dura anche 24 ore.

I neolaureati

I neolaureati o medici senza specializzazione si aggiungono al personale già in servizio. Sono giovani, al massimo trentacinquenni, chiamati a lavorare nelle zone dove abitano o poco lontano. Dei primi 133 medici che saranno in servizio fin da lunedì, 43 sono stati assegnati all’Asl Toscana Nord Ovest, 38 all’Asl Toscana Sud Est e 52 alla Asl Toscana Centro. Gli altri 17 posti saranno assegnati quando verranno decise le esigenze dei pronto soccorso. Sempre tenendo conto della logistica e dei luoghi di provenienza dei medici.

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Lo stipendio

I primi due mesi sono di formazione ’on the job’( 300 ore), anche per imparare l’utilizzo degli strumenti informatici. È previsto un rimborso spese. Un tutor vigila sull’attività dei giovani medici. Poi, se darà l’ok, scatterà l’assunzione a tempo determinato della durata di 22 mesi con un contratto da medico del 118 tra dipendente e libera professione. Lo stipendio è di 25mila euro lordi l’anno per medico (ma è tassato come una borsa da specializzando, dunque ogni medico percepirà circa 1700 euro mensili). La somma erogata per tutti i 150 medici è di 6 milioni 875mila euro in due anni. Tutta sostenuta con risorse regionali. I tutor seguiranno l’attività dei nuovi entrati anche durante il periodo di contratto e scriveranno un report dell’attività svolta per ogni pronto soccorso. Finiti i due anni in pronto soccorso, la Regione continuerà a dare una mano ai medici generici aiutandoli nel percorso di specializzazione. L’idea è di prendere accordi con il ministero dell’Università per garantire la loro partecipazione alle scuole di specializzazione col riconoscimento di un titolo preferenziale.

Gli specializzandi

La Toscana coprirà a sue spese le borse di studio per gli specializzandi che il Ministero non garantisce. L’anno scorso le ha pagate per 100 borsisti. L’elenco per il 2019 sarà inviato al Ministero entro il 3 luglio. La Regione chiede che chi ne usufruirà sia poi vincolato a lavorare all’interno del sistema sanitario toscano per almeno cinque anni. La Toscana farà anche un concorso per gli specializzandi del quarto e quinto anno, così da accorciare i tempi per l’assunzione.

Rossi attacca il Governo

Il presidente della Regione Enrico Rossi va all’attacco: «Da Monti in poi qualcuno ha deciso di tagliare le borse di studio per gli specializzandi, come si volesse dismettere il servizio pubblico o appaltarlo ai privati. Il taglio è stato confermato dai successivi governi e tuttora si vive una fase di grande incertezza. Noi interveniamo su una carenza dello Stato. E io mi chiedo come possa andare avanti il servizio sanitario senza permettere ai medici generici di specializzarsi». L’assessora alla sanità Stefania Saccardi spiega perché la Regione parte dai pronto soccorso: «Sono quelli più sotto pressione, in particolar modo, ora che è estate, nelle località turistiche».

Carenza cronica

«La carenza di medici e personale sanitario è giunta a livelli che potrebbero portare la sanità Toscana verso il punto di non ritorno – scrive il sindacato dei medici Anaoo – E ancora c’è al governo chi confonde la carenza di specialisti con quella di medici, che invece sono in numero adeguato ma lasciati nel limbo».


 

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