Sicurezza
Prove di non-scissione Lotti riunisce la corrente a Montecatini Terme
montecatini. Una ridotta, dicono i detrattori. Peraltro organizzata in un periodo “nero” per il Giglio Magico. E pure nella città sbagliata, Montecatini, quasi l’unico vero scalpo dei sovranisti nella Toscana dei Comuni ancora rosée se non proprio rossi. L’ombra di una non-scissione o comunque niente di più di una riunione di corrente in questa marmellata di correnti in cui si è trasformato il Pd di Nicola Zingaretti.
Si chiama “Base riformista”, il simbolo Pd messo parecchio di lato, un azzurro centrista che dominerà tutto in questa convention dei guerinian-lottiani. Sì perché Luca Lotti, un pizzico stordito dalla tempesta dello scandalo Csm, dal 5 al 7 luglio riunisce la sua corrente al Salone delle Terme Excelsior. Obiettivo dichiarato: presentare il «manifesto dell'Italia riformista» che «non rinuncia al profilo più innovativo del Pd». Insomma, una Leopoldina messa su per evitare che Zinga si decida a trasformare la ditta in un partito di sinistra molto simile ai Ds e a riesumare il centrosinistra col trattino, dicendo addio alla vocazione maggioritaria, affidandosi semmai al centro ad una “cosa” calendiana e riducendo ciò che resta del renzismo in purezza all’irrilevanza di chi ancora sogna, come la Boschi e Giachetti, lo spirito delle origini e una congiuntura astrale che riporti Rignano al centro del mondo. Apertura dei lavori alle 18 di venerdì 5 luglio: fra i relatori Stefano Allievi e Marco Bentivogli. Il sabato si discute di “Il populismo è una tigre di carta”. E Lotti ha affidato la moderazione a Bernard Dika, il ventenne pistoiese cresciuto alla Leopolda. Poi dibattito sulla buona amministrazione con i sindaci. Infine, domenica si discuterà di “Quale partito serve all’Italia?”. Tradotto: serve ancora il Pd? —
M.N.
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