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Pd, Nardella frena Giani. E per le Regionali spunta l’idea Barnini

Mario Neri
Pd, Nardella frena Giani. E per le Regionali spunta l’idea Barnini

Crepa fra renziani: Dario stoppa il presidente del consiglio regionale per ricucire con Saccardi: "Se c'è chi fa scintille, io faccio da pompiere". E fra gli zingarettiani cresce l’idea di candidare un sindaco, ancora meglio la sindaca post-renziana di Empoli 

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FIRENZE. «Se c’è chi accende scintille, io faccio il pompiere, lavoro per tenere il Pd e Firenze uniti», dice a una certa ora Dario Nardella. Quella del cessate il fuoco. Perché fra i dem quasi nessuno ha dubbi: il sindaco fiorentino sta frenando Eugenio Giani, il primo cittadino di Firenze post-renziano (i renziani sono ormai una specie in via di estinzione) stoppa il presidente del consiglio regionale, o meglio cerca di tamponare la “faida” finora rimasta in standby con Stefania Saccardi.

Sì perché l’uomo-fascia, il fedelissimo che in quattro anni ha girato tutti i Comuni della Toscana e tre sere fa ha di fatto certificato la sua candidatura alle Regionali con una convention al teatro Puccini di fronte a 700 persone, rischia di terremotare il partito e minare la prospettiva di schierare, dopo 30 anni, un candidato fiorentino. Proprio ora che grazie al sindaco «qui c’è il Pd più forte d’Italia», dixit Nardella. O almeno, a tutti quella di Giani è parsa una fuga in avanti. Dieci mesi di anticipo. Troppi.

«Fermiamoci, non è il momento dei nomi. Condivido l’idea della segretaria regionale Simona Bonafè - dice Saccardi - Prima costruiamo la coalizione allargando al maggior numero di forze possibili, dalla sinistra a Gabriele Toccafondi passando per i socialisti. Non c’è nessuna frizione con Eugenio - aggiunge - ma la candidatura deve uscire dal centrosinistra e non è detto debba essere del Pd». L’assessora alla sanità c’è, culla ancora il desiderio di provarci, ma eviterebbe le primarie. E pure Nardella crede possano essere esiziali. Ai vecchi tempi della baldanza renziana, con il Pd sopra il 40%, sarebbero state un lusso che i dem potevano permettersi. «Ora, con il centrodestra uscito al 42% dalle Europee ion Toscana, sarebbero una strategia suicida», ha confidato Saccardi ai collaboratori. Tanto che sarebbe pronta a farsi di lato di fronte una candidatura condivisa.

«Non vedo una sfida fra titani, le primarie deteriorerebbero solo i rapporti interni», è anche l’idea di Enrico Rossi. Il governatore da giorni suggerisce la ricerca di un profilo largo, di guardare anche al civismo di sinistra e al centro: magari una donna. «Ma chi mi attribuisce l’ipotesi Antonella Mansi è fuori strada», s’è confidato con i suoi. Non un caso che anche Nardella adesso esorti Bonafè a lavorare «rapidamente» a «una candidatura che sia più condivisa possibile, se non unanime. Dove ci spacchiamo, perdiamo», dice il sindaco che da settimane con Rossi si parla, si confronta, si scambia idee perfino su possibili identikit. Molto più di quanto faccia con Matteo Renzi, che ascolta senza più ormai prendere appunti. Anzi, ora detta la linea. «Abbiamo vinto a Firenze, Prato, Livorno perché abbiamo presentato per tempo candidati giusti e tenuto il partito e coalizione uniti».

Cresce un nardellismo nel Pd. E così fra i dem pure il “partito dei sindaci” come riserva da cui reclutare lo sfidante della leghista Susanna Ceccardi, per ora l’unico nome davvero in campo dei sovranisti. Ma il timore di Nardella è che della faida fra renziani possano approfittare gli zingarettiani. Ci sperano l’assessore regionale alle infrastrutture Vincenzo Ceccarelli, Federico Gelli e Emiliano Fossi, sindaco di Campi Bisenzio.

Ma «schierare una donna come suggerisce Rossi è giusto - confida ora un esponente della maggioranza dem - L’empolese Brenda Barnini sarebbe perfetta. È stata renziana, ha preso le distanze dal renzismo senza rinnegarlo ed è certo una donna di sinistra. Se dobbiamo mandare un comune al voto anticipato, perché non uno in cui si è appena vinto al primo turno? Ha fatto una campagna tostissima, terrebbe testa a Ceccardi, anche nella comunicazione». Insomma, Brenda contro la Susy. Sempre che la Simo non voglia rivendicare le sue 162 mila preferenze strappate per la corsa a Bruxelles e mettersi in gioco. — 

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