Sicurezza
Chiesa top, applausi per Barella Zaniolo e Kean dietro la lavagna
L’Europeo giocato in casa si è presentato come un trampolino di lancio per gli azzurrini. Alcuni giocatori del tecnico Gigi Di Biagio si sono sicuramente calati nella parte e hanno trascinato il gruppo nella prima fase della manifestazione, mentre altri non sono riusciti a dare quell’apporto che era lecito attendersi.
L’uomo in più degli azzurri nella prima fase dell’Europeo è stato Federico Chiesa, arrivato dalla Nazionale maggiore con l’obiettivo di fare la differenza. Con i suoi tre gol e la sua vivacità è stato una spina costante nel fianco delle difese avversarie: gli azzurri si sono affidati a lui nei momenti di difficoltà, anche se si è lasciato andare ad atteggiamenti censurabili come il pestone a un avversario a terra a gioco fermo. Stesso giudizio per Lorenzo Pellegrini, in gol contro la Spagna oltre a tanta grinta e determinazione al servizio dei compagni anche quando è stato schierato esterno offensivo.
Un gradino sotto Nicolò Barella, autore del gol che ha sbloccato la sfida contro il Belgio. Ha peccato di ingenuità solamente nella sfida contro la Polonia in cui, da un suo fallo inutile nei pressi dell’area di rigore, è scaturito il gol del polacchi. Conquista la sufficienza anche quasi tutta la linea difensiva degli azzurrini, con Calabresi, Mancini, Bastoni e Pezzella che nella terza sfida contro il Belgio hanno dimostrato di essere in grado di poter partecipare ad entrambe le fasi di gioco. Arrivano al 6 anche Cutrone, Orsolini, Locatelli e Bonifazi, con quest’ultimo che aveva disputato una buona gara contro la Spagna prima di finire ko. L’attaccante del Milan si sblocca contro il Belgio dopo un lungo periodo di astinenza, mentre nelle altre due sfide con Spagna e Polonia lotta tanto per i compagni. Locatelli viene lanciato nella mischia contro i diavoli rossi e dà velocità alla manovra, mentre Orsolini il migliore nella prima parte con la Polonia, è finito ko per un problema alla spalla.
Chi non arriva alla sufficienza e dovrà quindi fare i “corsi di recupero” a settembre sono sicuramente Mandragora e Meret. Il capitano azzurro è apparso spesso impacciato e macchinoso nel far girare la squadra, mentre l’estremo difensore del Napoli, che ha subito 3 reti in 3 partite, si è fatto sorprendere sul gol che ha deciso la sfida con la Polonia, dove non è riuscito ad arrivare su una conclusione che era apparsa tutt’altro che irresistibile. Da rivedere anche Dimarco, apparso spesso impreciso.
Finiscono dietro la lavagna i due “ribelli” della Nazionale: Moise Kean e Nicolò Zaniolo. Erano tra coloro che avrebbero dovuto fare la differenza, hanno accumulato più ritardi che giocate decisive. L’attaccante della Juve non è mai stato pericoloso ne quando è stato schierato dal primo minuto, ne quando è subentrato a gara in corso, mentre il talentino della Roma è uscito per infortunio contro la Spagna dopo una prima parte di gara passata a cercare la giusta posizione in campo e, nella sfida contro la Polonia è subentrato a 9’ dal termine prendendo il giallo che l’ha costretto a saltare la gara contro il Belgio. —
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