Il Tirreno

Toscana

Un premio agli evasori

Alessandro Volpi
Un premio agli evasori

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Sono molte le dichiarazioni di esponenti di punta del governo e persino da parte di autorità di controllo, come nel caso di Paolo Savona, presidente Consob, che lasciano intendere la volontà di non mettere mano al contenimento del debito pubblico. Anzi, sembra sempre più diffusa l'idea di favorire un'esplosione dell'indebitamento per sostenere "gli interessi" degli italiani; in altre parole sta prendendo corpo una vera e propria celebrazione del debito, sorretta da varie motivazioni, dalla forza del risparmio privato del paese (16 mila miliardi di euro secondo lo stesso Savona), alla possibilità di emettere monete parallele sotto le mentite spoglie dei minibot fino ad una generica sostenibilità generata da una miracolistica crescita che scaturirebbe ipso facto dalla violazione delle regole europee.

In realtà è ormai chiaro che il livello di indebitamento pubblico italiano è diventato patologico sia per il suo costo di mantenimento in termini di interessi, stabilmente superiore ai tassi di crescita del paese, sia per l'eccessiva dipendenza dalle politiche monetarie della Bce. Non devono illudere i buoni collocamenti di titoli di Stato avvenuti di recente perché si tratta di operazioni non realizzate attraverso vere e proprie aste, ma condotte invece da consorzi bancari, dietro ai quali si pone ancora in maniera decisiva il fiume di liquidità garantito dalla Bce e che certo non basterebbe a finanziare la forte crescita della spesa pubblica nei prossimi anni, a cominciare da una lievitazione della spesa pensionistica destinata a passare, secondo le stime dello stesso Documento di programmazione economica del governo, da 261 a 287 miliardi di euro in un quadriennio. Dunque, una volta abbandonato il piano della narrazione social e dei ringraziamenti dovuti al presidente della Bce per atterrare su quello della realtà, al fine di evitare seri rischi di insolvenza e di conseguente ristrutturazione del debito italiano, occorrerà trovare risorse in grado di ridurre la montagna debitoria.

Le strade non sono molte. Se si escludono ulteriori ondate di privatizzazioni, viste le estreme difficoltà a realizzare quelle già previste, e già conteggiate nella riduzione del debito, e se non si concepiscono altrettanto improbabili spending reviews, assai complesse nell'attuale ordinamento istituzionale, la soluzione perseguibile nei tempi stretti imposti dalla gravità della crisi è praticamente una sola. Si tratta di aumentare le entrate. Anche in questo caso le opzioni sono pochissime; o si procede ad una reale riforma fiscale o si ricorre alla formula magica delle una tantum e dei condoni che pare essere quella intrapresa dal governo giallo verde. L'intenzione, a più riprese esplicitata, di realizzare la flat tax - che comporta una riduzione del gettito fiscale - accrescendo il deficit, e il debito, e di non far scattare l'aumento dell'Iva, con un costo totale di una cinquantina di miliardi di euro, impone di adottare misure per far cassa di ampie dimensioni e senza andar troppo per il sottile. Così, dopo aver chiesto dividendi “straordinari” alle partecipate di Stato, prende corpo la prospettiva di "condonare" i contanti non leciti conservati nelle cassette di sicurezza, e così si immaginano nuove rottamazioni delle cartelle e nuovi saldi e stralci, a cui si aggiungeranno altre operazioni di "emersione" dei capitali e dei beni sempre più favorevoli per gli evasori. E' chiaro che, in una simile ottica, sarà improponibile qualsiasi lotta alla gigantesca evasione perché gli evasori diventeranno la principale controparte della "politica" fiscale dello Stato e saranno loro a dettare le condizioni proprio perché le risorse dei molteplici condoni, delle sanatorie e degli scudi fiscali tenderanno a divenire l'asse portante delle leggi di bilancio. Non ci può essere fedeltà fiscale in un paese che sceglie di trattare continuamente con gli evasori perché da essi fa dipendere i propri conti; una considerazione che risulta molto pesante per una realtà come quella italiana dove l'evasione è già diffusissima e in crescita, assai più di quanto avviene in altre parti d'Europa.

La questione fiscale, come accennato, dovrebbe essere affrontata con una profonda riforma che migliori la progressività del prelievo, spostando il carico dal lavoro ai patrimoni e alle rendite, e a livello europeo con strumenti volti ad aggredire i colossi della digitalizzazione e della finanza. Far aumentare il debito e ricorrere alle una tantum significa rinunciare alla politica economica per coltivare un consenso malato; significa non affrontare i problemi affidandosi alla purtroppo vincente narrazione populista che regge fino al fallimento dello Stato, come hanno dimostrato varie esperienze sudamericane.
 

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di Redazione web