Sicurezza
Con l’Ape a Capo Nord. Sfidando le renne
Angiolo Gragnaniello, di Montemurlo, è in viaggio con un amico e il tre ruote trasformato in camper: «E ora in Lettonia»
«A Capo Nord, visto il vento, ci siamo stati giusto il tempo di guardare il panorama. Ma anche chi scala l’Everest lì in cima ci sta solo 20 minuti: quello che conta è il viaggio, no?». Ed è davvero un viaggio straordinario quello che ha intrapreso Angiolo Gragnaniello, pensionato di Montemurlo, in provincia di Prato, che alla vigilia dei suoi 70 anni (che festeggerà il prossimo 10 luglio) ha deciso di compiere l’impresa che lui, con la passione per i viaggi, non aveva mai tentato: raggiungere Capo Nord, in Norvegia, e ritorno a bordo del suo Ape 50 camperizzato. Vietate le autostrade (che il 3 ruote non può percorrere) e anche gli alberghi: si dorme nel retro attrezzato del mezzo. A dividere il punto più a nord del globo terrestre da casa sua ci sono più di 4mila chilometri, che Gragnaniello – il cui motto è “3 ruote e una gamba”, dato che ha la gamba destra amputata – ha percorso tutti, insieme all’amico cuneese Davide Rabbia (anche lui con l’Ape), guidando per circa 9 ore al giorno, ad una velocità media di 40,3 chilometri orari, per raggiungere “la fine del mondo”, come da programma, in tempo per il solstizio d’estate del 21 giugno.
E nel viaggio sono mancate le sorprese. Quelle belle e quelle brutte. Come nella vita. «Uno dei momenti più difficili è stato quando abbiamo dovuto passare le Alpi, in Austria – racconta Gragnaniello –. Ci sono molte strade con una pendenza superiore al 10% non segnalata, come invece dovrebbe. Perciò siamo dovuti tornare indietro e cambiare strada più volte, perché l’Ape se la pendenza supera il 15% non ce la fa a salire. In Germania è andata meglio, ma, anche se a vederla sembra piatta, in realtà passando dalle strade secondarie ti accorgi che è tutto un saliscendi di colline». In Germania i due “apenauti” hanno “sfilato” con i loro mezzi nel centro di Berlino e, dopo essersi scattati una foto davanti alla Porta di Brandeburgo, si sono ritrovati dritti dritti dentro Alexanderplatz. «Qui in poliziotto mi ha ripreso – confessa il montemurlese – perché non si può assolutamente entrare: è zona pedonale».
Rimproveri a parte, il mezzo a 3 ruote – tra i simboli dell’Italia nell’immaginario straniero – ha destato la curiosità di chiunque lo abbia incrociato per la strada: «Ovunque passavamo ci scattavano foto – racconta Gragnaniello –. Spesso la gente per strada ci sorpassava e si fermava nella piazzola più vicina per vederci passare e fotografarci. È stato divertente. Alcuni ragazzi Finlandesi, incontrati in Norvegia – aggiunge – ci hanno addirittura fermati per offrirci delle bibite e dei dolci e hanno voluto vedere come sono equipaggiati gli Ape. Erano davvero incuriositi e quando gli abbiamo detto che venivamo dall’Italia sono rimasti meravigliati». L’incontro più surreale però è quello con le renne. «In Finlandia e Norvegia ce ne sono tantissime – spiega l’ “apista” di Montemurlo – e passano tranquillamente in mezzo alla strada: bisogna stare attenti a schivarle. Mentre guidavo a un certo punto ho visto qualcosa muoversi in lontananza e ho pensato “Guarda quante pecore ci sono laggiù”, invece erano 200 o 300 renne! Sono animali molto tranquilli, anche se i maschi adulti, con quelle corna così grosse, fanno impressione».
Sempre in Svezia – che i due coraggiosi viaggiatori hanno percorso dal fondo fino alla cima – Gragnaniello ha provato anche l’ebbrezza di fare il bagno in un lago gelido. «Siamo arrivati vicino al lago la mattina verso le 10.30 e c’erano delle ragazzine del posto che facevano il bagno tranquille – racconta –, così ho pensato “Non sarà così fredda” e ho deciso di farlo anch’io. Peccato però che loro sono abituati a quelle temperature: per me era un po’ freddina. Ma non importa: nella vita devo fare tutto» aggiunge il montemurlese, che non si tira indietro davanti a niente. Nemmeno davanti al vento gelido e sferzante della Norvegia. «Gli ultimi 200 chilometri per arrivare a Capo Nord sono stati difficili – rivela –: c’era un vento davvero forte che spostava gli Ape. Ma siamo andati avanti, avanzando piano piano, e l’emozione una volta arrivati è stata tanta». Dopo l’arrivo a Capo Nord del 21 giugno il brutto tempo ha dato del filo da torcere ai due viaggiatori per qualche giorno: «All’andata il tempo è stato sempre bello, ma iniziato il ritorno vento, acqua e freddo ci hanno braccati per un po’. Per l’Ape non c’è stato nessun problema, però abbiamo dovuto coprirci bene e la sera allestire le tende in fretta e rimanere lì sotto». Altra difficoltà dell’“estremo nord”, i pochi centro abitati e, di conseguenza, i pochi distributori di benzina: «Bisogna fare delle buone scorte per non rischiare di rimanere senza» spiega il montemurlese. Ma il viaggio non è ancora finito e altre avventure attendono i due intrepidi “apenauti”: il 25 giugno arriveranno ad Helsinki, dove prenderanno il traghetto per la Lettonia e poi giù, attraverso paesi baltici, Polonia, Repubblica Ceca e Austria, per tornare in Italia. Con tante storie da raccontare su un viaggio a 3 ruote e 8mila chilometri. —
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