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Toscana

«In Toscana costretti ad assumere persone da fuori regione. E paghiamo pure le spese»

«In Toscana costretti ad assumere persone da fuori regione. E paghiamo pure le spese»

Lo sfogo dell’imprenditore dell’Elba: qui non c’è neppure un vero istituto alberghiero 

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«Il problema c'è eccome: qui sull'isola trovare personale stagionale è un po' un'impresa, soprattutto se si cerca forza lavoro locale». All'interno del suo ristorante-pizzeria Kontiki, a Marina di Campo, Domenico Avagliano ha le idee chiare. Vive a Marciana Marina e lavora a Marina di Campo ormai da 34 anni: «Questo è un problema storico ormai. Non parlo tanto del numero di curricula che vengono portati o di quanti si propongono, quanto del fatto che la maggior parte di chi si presenta non ha idea di cosa sia il lavoro per cui si offre».

Se la mancanza di personale qualificato è un problema che affligge in molti anche sulla riviera toscana, sull'isola d'Elba rappresenta una specie di piaga. Anche perché «non esiste un vero e proprio istituto alberghiero sull'isola - dichiara Avagliano - c'è solo un ramo alberghiero ed enogastronomico che affianca la scuola professionale. Una terra come l'Elba che vive di turismo e dove si lavora principalmente durante il periodo estivo dovrebbe investire nella formazione dei giovani e avere una scuola propria specializzata nel settore, tale da attirare anche studenti da fuori. La ricaduta sarebbe enorme, perché la difficoltà maggiore è proprio trovare personale in grado di sostenere i ritmi e la qualità richiesti da chi lavora nella ristorazione o nel campo del turismo in generale». Un vuoto, questo, che costringe anche a spese maggiori chi offre lavoro e cerca personale qualificato. «Perlopiù siamo costretti ad assumere personale da fuori - rivela Domenico - e pertanto dobbiamo garantire vitto e alloggio. Assumendo poi uomini e donne, bisogna quantomeno trovare due sistemazioni separate: io quest'anno sono riuscito a risolvere perché ho i miei figli a darmi una mano, e poi con alcuni ragazzi che vengono da Milano, da Salerno, da Varese e addirittura da Biella». Avagliano si interrompe, chiamato da un suo dipendente, e scusandosi si allontana. Torna dopo poco. «Era venuta una persona per cercare lavoro - ammette - ma non è andata bene. La prima domanda che gli ho fatto è se avesse già avuto esperienza e cosa sapesse fare, per quale ruolo si stesse proponendo. Mi ha risposto che sapeva fare di tutto e che qualunque cosa gli sarebbe andata bene - scuote il capo, poi prosegue - è questo di cui parlo: non ci si può presentare chiedendo un lavoro senza garantire almeno un minimo di qualità in quello che si fa. Chi dice che sa fare tutto è il classico tipo che poi, messo alla prova, non resiste che pochi giorni. È anche a questo che serve un istituto alberghiero: ti aiuta ad entrare anche con la mentalità nel mondo del lavoro e della ristorazione. Questo non è un passatempo - conclude - chi fa il cuoco, l'aiuto cuoco o il cameriere deve avere qualità precise e farlo con passione e solo la scuola può far capire ad un ragazzo se quella è o meno la sua strada». 

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