Sicurezza
«Non chiamateci hackers, siamo blue hats» Ci difenderanno dagli attacchi informatici
Tre studenti fiorentini e un cecinese, fra i 18 e i 21 anni, formano la squadra toscana alle finali nazionali del Cyberchallenge
la storia
Basta scambiare due parole per capire che trattano la materia come molti loro coetanei trattano il calcio. Alcuni di loro già a dodici anni provavano ad allestire siti internet autonomi, mentre altri davano forma a nuovi giochi online d’intrattenimento. C’è anche chi ha lanciato un proprio server sul web prima di riuscire a montare in sella a uno scooter. Raccontano di aver seguito percorsi da autodidatta, spinti da una passione a cui adesso si unisce la consapevolezza nei propri mezzi. Ed è un bene, visto che verosimilmente un giorno verrà affidata loro la sicurezza informatica del Paese.
Questo almeno è l’obiettivo di quattro studenti toscani, arrivati alla fase finale Cyberchallenge.it, il primo programma italiano di addestramento alla cybersecurity per giovani voluto dal Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica. Un percorso simile a una competizione ma che rappresenta un’occasione di formazione sulle tecniche usate per scassinare le roccaforti cybernetiche, così da conoscerle e disinnescarle. Sono due studenti dell’istituto tecnico superiore “Antonio Meucci”, Lorenzo Coppi e Riccardo Degli Espositi, e altrettanti del corso d’Informatica dell’università fiorentina, Niccolò Maggioni e Ion Farima. Tutti fiorentini, tranne l’ultimo che è di Cecina. I primi due devono ancora compiere 18 anni, i secondi ne hanno 21.
Sono loro la squadra di hackers toscani che nella fase finale di Cyberchellange.it, reduci da una selezione che nella sola Toscana ha contato 111 studenti iscritti al test di ammissione. «Hackers forse è esagerato – corregge Riccardo – Parliamo piuttosto di black hats e blue hats». Alla lettera, “cappelli neri” e “cappelli blu”: i primi sono coloro che s’intrufolano in pc altrui con intenzioni criminali e i secondi sono coloro li combattono. «Sono termini più corretti – riprende Degli Espositi – Per difenderci dobbiamo sapere come attaccare». Eccole qua tecnica e consapevolezza. Le basi, invece, arrivano da lontano, da quando erano bambini.
Chi è nato prima degli anni Novanta ha visto i computer prendere spazio nelle nostre vite poco a poco, ma chi è nato nel Duemila o giù di lì ha trovato pc, tablet e simili già sistemati in casa alla pari del televisore o del frigorifero. Strumenti d’uso quotidiano. Capita così che un bambino a 12 anni abbia già la curiosità di realizzare contenuti web propri, com’è il caso di Lorenzo Coppi. «Da piccolo guardavo mio padre che usava il pc e quando mi permise di usarlo capii le sue potenzialità – racconta – Il primo contenuto fu un piccolo gioco, basico, per imparare le basi di un linguaggio». Hanno iniziato tutti così i nostri blue hats. Riccardo racconta di aver iniziato con il solitario e il flipper di Windows, mentre Niccolò con un gioco destinato ai piccoli di tre anni. Oggi Maggioni si diverte con il modellismo dei droni, sistemandoli e reinventandoli a suo piacimento. Anche gli altri per lo più hanno anche altre passioni (Lorenzo ad esempio studia cucina e da barman) ma la prima, resta l’informatica. «All’inizio delle medie ho iniziato ad andare oltre al gioco, ossia creare, cercando su internet, sui tutorial e su Andorid per capire come fare – racconta Ion – Le prime volte non mi riusciva nulla, poi ho cominciato a prenderci la mano».
Da autodidatti, questi ragazzi hanno quindi imboccato la strada dell’informatica. L’orizzonte inizialmente era quello della programmazione, la pura creazione cybernetica, ma ora i loro occhi sono orientati verso la sicurezza. «Ho saputo di Cyberchallenge da un professore – racconta Ion – Ho visto cosa chiedevano ma ero piuttosto scettico, ma non era la prima volta che partecipavo a una competizione simile e mi sono iscritto: come va va». Così uno ad uno, inizialmente senza conoscersi, i quattro si sono lanciati nel percorso. «È un’esperienza piacevole – dice Riccardo – Ho imparato nuove cose e ne ho approfondite altre che già conoscevo. Abbiamo usato tecniche di anni fa, ma molto diffuse ancora oggi: fa quasi preoccupare che errori di persone che fanno i software possano portare a simili problemi di sicurezza». La competizione consiste proprio in questo: riuscire ad attaccare le macchine delle squadre avversarie difendendo la propria. «Devi conoscere l’attacco per sapere come difenderti», sintetizza Ion.
Ecco perché in vista di un loro futuro impiego addestrano i ragazzi da hackers. «No, hackers è sbagliato», ribadisce Niccolò. Ok, da blue hats. —
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