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Nessuno vuole comprarlo, il caffè Giubbe Rosse sull’orlo della chiusura

Terza asta deserta per il locale simbolo dei futuristi fiorentini  La Cgil: siamo sdegnati,   possibile che nessun investitore voglia il bar storico?

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FIRENZE. Chissà se Tommaso Martinetti, il cui gruppo di futuristi milanesi qui se le diede di santa ragione con i fiorentini in una rissa passata alla stgoria, a vedere il suo caffè “manifesto” sull’orlo della chiusura lancerebbe uno dei suoi aforismi, tipo «non v’è più bellezza, se non nella lotta». Perché forse un po’ di vitalismo al Caffè delle Giubbe Rosse adesso servirebbe davvero. Lo storico bar fiorentino di piazza della Repubblica vive una crisi senza fine.

Anche la terza asta sul fallimento è andata deserta. Nessun investitore si è fatto avanti per rilevarlo e ridare speranza a un luogo simbolo di Firenze e della Toscana. A darne notizia è stata la Cgil, spiegando che da ieri a mezzogiorno è scaduto «il termine per la presentazione delle offerte» e sul tavolo dei curatori fallimentari non c’era nessuna busta da aprire. «Il rischio chiusura dello storico esercizio commerciale - dicono dal sindacato -, non è più un rischio ma una certezza a meno di miracoli, di sicuro l'attività non potrà proseguire con la curatela fallimentare». Nel sindacato Filcams Cgil di Firenze, che molto si è impegnato per difendere posti di lavoro e attività, il sentimento che serpeggia è di «sdegno e delusione». «Siamo delusi, molto delusi - dichiara Massimiliano Bianchi, segretario generale della Filcams fiorentina -, non avrei mai pensato che in Toscana e anche nel resto del paese, vista la notorietà del marchio, non ci fosse un imprenditore, singolo o associato, interessato ad una attività imprenditoriale in pieno centro a Firenze, che avesse voglia di legare il proprio nome al rilancio di un caffè che ha attraversato la storia letteraria del novecento e che resta, anche oggi, fra i più famosi non solo in Italia».

Nato nel 1897 dai fratelli Reininghaus, fabbricanti di birra tedeschi, il caffè all’inizio si affermò come un circolo scacchistico, dove, si narra, sia passato prefino Lenin, oltre a poeti ed intellettuali quali Gordon Craig e André Gide. Ma dal 1913 divenne sede fissa dei futuristi per poi essere frequentato da letterati per tutta la prima metà del ’900. Negli anni, ha subito vari cambi di gestione, ma lo stile è ancora lo stesso, secondo la moda viennese di fine ’800. Forse il timore di non poter mutare nulla, è ciò che frena gli investitori. —

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