La manifestazione
«Liberiamo Fulgencio, vittima di regime»
Appello di Amnesty International Italia alla Farnesina per l’ingegnere pisano condannato a 59 anni di carcere in Africa
«Fulgencio non è un prigioniero politico, ma una vittima della politica liberticida della Guinea Equatoriale. Per ottenerne la liberazione occorre una forte azione politica e diplomatica». Amnesty International Italia indica la strada per cercare di strappare alle carceri della Guinea Equatoriale Fulgencio Obiang Esono, l’ingegnere pisano di origini equatoguineane detenuto da settembre nel Paese africano e condannato di recente a quasi 60 anni di carcere, come complice in un presunto attentato contro il dittatore che guida lo Stato.
L’appello viene lanciato dal portavoce Riccardo Noury, dopo la denuncia della condanna rilanciata da Il Tirreno. «La Farnesina - dice Noury - deve fare ogni possibile sforzo per risolvere questa complicata vicenda. Occorre una forte iniziativa di politica diplomatica e umanitaria per chiedere l’immediata revisione del processo a cui il cittadino italiano è stato sottoposto e ottenere il rilascio del detenuto», liberandolo da un regime carcerario basato su torture e violazioni dei diritti fondamentali a cui è stato condannato per quasi sei decenni.
Fermato in Togo a settembre, dove si era recato per discutere un’offerta di lavoro rivelatasi una trappola, Fulgencio Obiang Esono è stato estradato in Guinea Equatoriale e rinchiuso nel carcere di Black Beach, ritenuta la prigione più disumana al mondo. Quindi il 49enne laureato all’università di Pisa (dove è residente dal 1988) è stato condannato a 58 anni e 10 mesi di reclusione con l’accusa di aver partecipato all’organizzazione di un presunto colpo di Stato che, secondo il regime guidato dal 1979 da Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, un gruppo di oppositori avrebbe cercato di materializzare nel dicembre 2017. «Obiang Esono non è un prigioniero politico, ma l’ennesima vittima della politica liberticida della Guinea Equatoriale: un Paese che da tempo riesce a portare avanti questa azione repressiva senza alcun ostacolo - prosegue Noury -. Fulgencio è il sesto cittadino italiano a finire in un carcere della Guinea Equatoriale e a subire una violazione dei diritti fondamentali. Questo non vuol dire che tutti i cittadini italiani arrestati hanno commesso crimini o reati, ma che probabilmente la Guinea Equatoriale è un Paese pericoloso, da dichiarare a rischio per i nostri connazionali che lo frequentano. Su questo aspetto c’è forse una sottovalutazione dell’Italia».
Nel rapporto 2017/2018 di Amnesty International, il più grande lavoro di ricerca sullo stato dei diritti umani in ogni nazione, si evidenziano «i casi di vessazioni, intimidazioni e di arresti arbitrari di difensori dei diritti umani» che si sono verificati in Guinea Equatoriale, dove «i diritti alla libertà d’espressione e di riunione sono stati gravemente limitati, le persone che hanno partecipato a raduni pacifici arbitrariamente arrestate e percosse e le ragazze in stato di gravidanza non ammesse a frequentare la scuola». Un contesto di soprusi e vessazioni che, per i detenuti, si trasforma in un regime carcerario ai limiti della sopravvivenza. «Le condizioni detentive sono terribili, equivalenti alla tortura - aggiunge il portavoce di Amnesty International Italia -. Le testimonianze ci dicono che ci sono trattamenti disumani e crudeli, oltre alle insalubri condizioni delle strutture carcerarie. Quella di Obiang Esono è una vicenda che va avanti ormai da diversi mesi: occorre mettere in atto una forte iniziativa diplomatica ed umanitaria. Invitiamo la Farnesina - è l’appello di Noury e di Amnesty International - a fare ogni sforzo possibile per ottenere la revisione del processo e il rilascio del detenuto». —
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