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L’intervista alla professoressa dell’Osso 

«Il cellulare è dipendenza quando diventa un fine e non è più strumento»

Maria Antonietta Schiavina
«Il cellulare è dipendenza quando diventa un fine e non è più strumento»

La psichiatra: i genitori possono accorgersi se i figli bevono o fumano spinelli. «Basta demonizzare gli psicofarmaci»  

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Pisa. Professoressa Liliana Dell’Osso, quanto sono legati i problemi psicologici o psichiatrici degli adolescenti a quelli fisici e viceversa?
«Non c’è differenza fra i due. Spesso si pensa che i problemi psichiatrici siano, per così dire, più rarefatti e astratti di una comune gastrite. Non è così. Il proseguire delle ricerche sui correlati biologici dei disturbi psichiatrici ha confermato questo concetto».

Giovani drogati di smartphone. Quando l'uso del cellulare diventa dipendenza?
«Dal punto di vista comportamentale il poker, lo smartphone e l’alcol non sono così differenti. La differenza sta nei recettori coinvolti e nei circuiti che la dipendenza, con il tempo, porta a squilibrare. E comunque, al centro di questo tipo di patologie c’è il circuito dopaminergico, detto del reward o della ricompensa: il sistema con il quale, semplificandolo molto, il cervello diffonde il segnale della soddisfazione e del benessere. Cambiano gli stimoli, quindi, e ogni sostanza (o ogni comportamento) ha le sue particolarità: ma il sistema al centro è lo stesso per tutti i casi. L’uso del cellulare diviene una dipendenza quando, per così dire, esso da mezzo diviene fine. Di per sé la dipendenza non è patologica (siamo tutti, dal punto di vista organico, dipendenti dal dover mangiare e bere); ma quando c’è una perdita di funzionamento lavorativo, affettivo e sociale, quando per una sostanza o un comportamento si raggiunge una sofferenza soggettiva, si entra nel territorio della dipendenza patologica».

Quanto è aumentato l'uso di alcol e droghe negli adolescenti? E come capire se un figlio ne fa uso?
«È difficile a dirsi sulle droghe, se non facendo considerazioni di lungo periodo. C’è infatti stato un salto nel corso del ventennio ’70-’80, con una maggiore diffusione; si ha poi l’impressione di un andamento blandamente oscillatorio. Per quanto riguarda l’alcol, invece, si riportano cifre che segnalano un aumento e un cambiamento nelle modalità di assunzione. Le sostanze ricreative più diffuse sono piuttosto visibili: se l’adolescente è ubriaco si vede e l’odore di alcol si riconosce. Allo stesso modo, è difficile non notare l’odore degli spinelli. Nella stragrande maggioranza dei casi un genitore sereno e percettivo può vedere e sapere quello di cui c’è bisogno: basta guardare».

È aumentato negli ultimi 5 anni il numero di adolescenti che ha necessità di essere seguito da uno psichiatra?
«Il leggero aumento di diagnosi riportato, a livello globale, è correlato con una maggiore sensibilità che porta a trattare la patologia prima che si manifestino casi di acuzie, caratterizzati da una maggiore gravità e da una prognosi meno favorevole».

Perché c'è ancora tanta paura nell'usare i farmaci per curare il disagio?
«Spesso si rifiuta lo psicofarmaco, pensando che possa stravolgere la personalità o causare chissà quali drastici danni alla personalità di ciascuno. Semmai, aiutano a non smarrirla in un percorso psicopatologico. Si tratta di una vecchia paura, in larga parte superata ma in parte, purtroppo, ancora da superare. La paura dell’ignoto, nei confronti di questi “misteriosi” farmaci. Come sempre l’auspicio è che una maggiore conoscenza e una maggiore consapevolezza aiuti a far cadere questi sospetti non utili per chi, di certi presidi medici, ha bisogno». —




 

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