Il dolore
Guida rapida per orientarsi nell’adolescenza
Oscillazioni nell’andamento scolastico o battibecchi sono (spesso) sintomo di crescita e ricerca della propria autonomia Attenzione alla regolarità del sonno, all’abuso di alcol o al bullismo. Le preferenze sessuali non sono materia da psichiatri
Lo psicologo e pedagogista statunitense Stanley Hall, il primo a proporre una teoria sull'adolescenza, la definì una seconda nascita che raggruppa le esperienze infantili, con l'aggiunta di una serie di crisi e apprendimenti. Una fase in cui si tende a mettere in discussione il mondo e il proprio ruolo al suo interno. Ma quali problemi comporta oggi quella che Dacia Maraini, nel 2000, descrisse molto bene nel suo romanzo “L'età del malessere”? Per capirli e tentare di risolverli, una guida preparata con l'aiuto della dottoressa Liliana Dell’Osso, responsabile dell’unità operativa di psichiatria dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana e presidente del collegio dei professori ordinari di psichiatria.
Quando inizia l'adolescenza?
I processi di accrescimento non seguono i giorni del calendario e sono influenzati dall’interazione fra fattori genetici ed ambientali. Il cambiamento nel fanciullo è continuo e graduale, anche se dovremmo guardare alle date limite dei 10-11 anni e dei 18-20 anni.
Quali sono le caratteristiche generali di questo periodo di crescita?
Ce ne sono di diversi ordini. Il primo, più macroscopico, è quello della crescita fisica, che si accompagna a una maturazione ormonale. Su questo processo, ci sono due piccoli fatti di interesse psichiatrico da tenere presente. Innanzitutto, le aree cerebrali maturano naturalmente con velocità differenziali: quelle deputate al controllo degli impulsi, si sviluppano in un momento successivo e il risultato è quello che empiricamente conosciamo bene: come si dice, gli adolescenti prima corrono e poi si chiedono dove.
Quali sono i segnali di disagio ai quali fare attenzione?
Da un punto di vista medico, il fatto che gli adolescenti condividano con i sassi i condotti auricolari non è scientificamente provato, ma del tutto normale. Scherzi a parte, la psicologia classica insegna che quella dell’adolescenza è un’età in cui si cerca una posizione nelle relazioni, quindi un certo senso di “allontanamento” da parte dell’adolescente, che si crea gradualmente una sua indipendenza, può essere normale. Così come battibecchi, o l'oscillazione del rendimento scolastico. Non è qualche scossone che deve farci preoccupare, anche se molte patologie psichiatriche hanno i primi esordi in quest’epoca, e quindi bisogna fare attenzione alla regolarità del sonno, ad alterazioni dei ritmi fisiologici, all’uso di sostanze o alcol. Rispetto ad altri gruppi di età, nell’adolescenza poi è statisticamente diffuso il binge drinking (il bere smodatamente), quindi si deve fare attenzione a questa modalità in particolare, ma anche al bullismo, un tipo di evento stressante che può esitare in sequele di natura psichiatrica.
Com’è possibile aiutare un figlio adolescente in crisi?
Quando un genitore, mosso dall’affetto per i figli, fa del suo meglio in genere è sufficiente. Se non lo fosse, vuol dire che il problema è di natura diversa, è più radicato in aspetti biologici. Nessun abbraccio guarisce dalla polmonite, e allo stesso modo se la “crisi” persiste, e anzi si aggrava, il consiglio è di rivolgersi subito al servizio sanitario, perché in moltissimi casi il contatto precoce consente trattamenti particolarmente favorevoli.
In adolescenza è più importante la figura materna o quella paterna?
Il rapporto fra genitori e figli è un rapporto fra individui ed anche nella società liquida, in un’epoca di familiarità atipiche, sono sempre gli individui (e non i ruoli) a fare la differenza.
Come affrontare le problematiche di chi non riesce a capire la propria identità sessuale?
Le preferenze sessuali non sono pertinenza della psichiatria. Lo sono i traumi conseguenti da emarginazione, maltrattamenti, isolamento sociale e affettivo, che comportano uno stress effettivamente constatabile ai danni dell’organo del pensiero. Ho talvolta il sospetto che alcuni giovani, più che non capire la propria identità, temano la prospettiva di rivelarla.
Differente è il caso dell’identità di genere, del trovarsi con un corpo che non rispecchia il nostro cervello. In caso di “disturbo dell’identità di genere assodato”, la terapia va nella stessa direzione del desiderio dei pazienti. Per fortuna, ci sono appositi percorsi, approfonditi, all’interno del servizio sanitario nazionale (anche a Pisa) che valutano l’aiuto da offrire caso per caso.
Quanto influiscono i problemi familiari come malattie, morte di un genitore, separazione, sulla formazione di un adolescente?
Per poter rispondere in modo efficace a questa domanda, bisogna fare un passo indietro. Non esiste un tipo di evento specifico, che inevitabilmente conduce alla patologica da stress post traumatico (PTSD). Né un momento, né un profilo macroscopico. Potenzialmente qualsiasi evento può essere soggettivamente traumatico, come no. A causare l’insorgenza della patologia conclamata contribuiscono moltissimi fattori. Alcuni aumentano il rischio, altri la resilienza alla patologia. Il primo ordine di fattori è la vulnerabilità genetica, che si esprime spesso con la familiarità per disturbi psichici e si estrinseca come una traiettoria di neurosviluppo in modo più o meno marcatamente alterata. Su questo substrato entrano in gioco molte variabili ambientali, da avvenimenti della vita intrauterina all’educazione e allo status socioeconomico. E ogni individuo reagisce all’ambiente in modo diverso. —
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