Il Tirreno

Toscana

La strage di Viareggio
IN TRIBUNALE A FIRENZE

Viareggio, la verità sulle strage: l'ora della sentenza d'appello

Donatella Francesconi
Viareggio, la verità sulle strage: l'ora della sentenza d'appello

Per gli imputati le eventuali condanne saranno decurtate di sei mesi rispetto al primo grado. Tranne che a Mauro Moretti che ha deciso di rinunciare alla prescrizione

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VIAREGGIO. Una ferita, quella provocata dal disastro ferroviario del 29 giugno 2009, 32 morti ed oltre 100 feriti, «che per Viareggio non si è ancora rimarginata». Così ricorda Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Viareggio, alla vigilia dell’attesa sentenza di secondo grado.

Appuntamento giovedì 20 giugno a Firenze, aula 32 del Palazzo di giustizia, di fronte ai giudici della terza sezione della Corte d’appello: presidente Laura Masi con i colleghi Anna Favi e Giovanni Perini. In aula per l’accusa - la Procura generale di Firenze - i pm Luciana Piras e Salvatore Giannino. In primo grado il Tribunale di Lucca ha condannato 23 persone fisiche, per un totale di 168 anni (contro i 260 richiesti dalla Procura di Lucca), e 8 società.

Tra i manager sul banco degli imputati anche gli amministratori delegati, all’epoca dei fatti, di Ferrovie di Stato, Rete ferroviaria italiana e Trenitalia. Per tutti gli imputati - tranne per Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie condannato a 7 anni per l’analogo ruolo in Rfi - le eventuali pene dell’appello saranno decurtate di 6 mesi. È infatti sopravvenuta la prescrizione per i reati di incendio colposo e lesioni personali colpose. Prescrizione alla quale Moretti ha rinunciato per i soli reati per cui è scattata. Restano in piedi per tutti le accuse di omicidio colposo plurimo, lesioni gravi e gravissime, disastro ferroviario.

«Come se non fosse successo niente. Come se i nostri cari non fossero morti bruciati. Come se sulla pelle i feriti non portassero alcun segno», ripetono a più riprese - nel commentare la prescrizione - i familiari delle vittime. Le cui vite sono state strappate via a causa del deragliamento del convoglio composto da 14 cisterne cariche di Gpl. Se fossero scoppiate quelle rimaste in piedi in mezzo all’incendio provocato dal gas fuoriuscito dalla cisterna che si è squarciata, Viareggio non esisterebbe più. —

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