Il Tirreno

Toscana

Botte e Corano, i genitori coi maestri: «Non crediamo ai maltrattamenti»

Sabrina Chiellini
Botte e Corano, i genitori coi maestri: «Non crediamo ai maltrattamenti»

Nel centro islamico di Santa Croce sull'Arno dove sono stati arrestati due insegnanti: «Se i nostri figli si distraggono anche noi li riprendiamo»

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SANTA CROCE. «Noi non crediamo alla storia dei maltrattamenti, ci fidiamo del maestro di Corano che è stato arrestato». I genitori dei ragazzi che frequentavano la scuola islamica di Santa Croce, al centro di un’inchiesta, dicono di non avere mai avuto la percezione che i loro figli venissero educati con metodi violenti.  Incontriamo quattro genitori senegalesi, nel centro di via Michelangelo, chiuso dalla polizia dopo il blitz di venerdì pomeriggio, al termine del quale sono stati arrestati l’insegnante di Corano, di circa 40 anni, e un suo collaboratore più giovane, già allievo della stessa scuola. I due sono accusati di maltrattamenti sui minori, reato che è stato contestato anche a un terzo giovane collaboratore. È una domenica di inizio estate. Le strade sono deserte a Santa Croce e i quattro si sono dati appuntamento nella scuola, gestita dall’associazione islamica. Non hanno alcuna voglia di parlare di questa brutta storia, temono che venga strumentalizzata.

«Non è un centro abusivo – dicono – era da sette anni che cercavamo un luogo di incontro, dove poter pregare. Un anno fa abbiamo trovato questo fondo. L’insegnante arrestato è per la nostra comunità una sorta di guida spirituale, un esperto di religione islamica. Si è offerto come volontario di insegnare il Corano ai nostri figli. Noi lavoriamo quasi tutti in fabbrica anche 10 ore al giorno e non abbiamo tempo. I ragazzi vengono qui per pregare e studiare». La scuola apre il venerdì pomeriggio, il sabato e la domenica. «Se i ragazzi non stanno attenti siamo noi stessi i primi a correggere i loro comportamenti» aggiunge uno dei genitori. Ha 43 anni, fa l’operaio in un’azienda metalmeccanica. Al maestro arrestato aveva affidato i figli di 8 e 14 anni. «La polizia ha chiesto i miei documenti quando sono arrivato a prendere i miei figli. Non credo alle violenze, non ho mai notato niente. E poi vogliamo che i nostri figli seguano la religione islamica, devono poterlo fare anche in Italia e non solo in Senegal dove ci sono le scuole di Corano».

I bambini, secondo l’accusa, venivano percossi con delle mazze. Rigore e disciplina. Eppure i genitori, da noi incontrati, reagiscono con scetticismo. Non si fanno domande. «Se ci chiamano diremo la nostra», aggiunge uno di loro. In queste ore hanno cercato la telecamera installata dalla polizia. «Era in una plafoniera – dicono – l’abbiamo trovata. Forse registra anche la nostra conversazione...». Poi uno di loro risponde al telefono. Chiede chi possa avere fatto entrare la polizia di nascosto. Secondo quanto ricostruito nelle indagini, che sono ancora in corso, il centro di Santa Croce era frequentato da circa 60 ragazzini senegalesi tra i 7 e i 17 anni che in più di una occasione sono stati percossi dai due insegnanti, ora in carcere, per inculcare loro i principi coranici. Poi la segnalazione a Telefono Azzurro e l’avvio dell’inchiesta.

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