Toscana
Paese in coda per le foto in difesa delle donne
Carrara. «Ho detto: voglio farvi due foto, per il nostro “urlo muto”, quello che lanciamo ogni anno. Niente di più. Qui le persone parlano poco ma si guardano e ti guardano dritto negli occhi. Quel giorno, quello degli scatti, ho trovato la fila davanti alla porta. Non hanno voluto sapere altro. La gente di Torano era lì. Era pronta, ci aveva messo la faccia».
Si commuove quasi Emma Castè quando parla di Torano, borgo ai piedi delle cave Apuane, che sei anni fa l’ha voluta come curatrice della rassegna “Torano notte e giorno”. Emma ha iniziato a lavorare nel 2013 con un’ edizione che ha lasciato il segno, oltre a centinaia di scarpette rosse sul sagrato della chiesa. «Da quel momento il paese mi ha voluto, insieme abbiamo deciso di creare, ogni anno il nostro “urlo muto”: il nostro no alla violenza sulle donne e sugli uomini. Dopo le scarpette ci sono stati i papaveri rossi: le donne del paese li hanno cuciti a mano: erano diecimila. Ci hanno lavorato per mesi». Ora tocca alla mostra fotografica (ingresso libero) “Sporcarmi l’anima”, con le foto di Giulia Guadagni. «Il rossetto rosso “sporcato” sulle labbra e sugli occhi, degli uomini e delle donne – spiega Emma – diventa il segno della violenza. La mia gente, la gente di Torano non ha esitato a metterci la faccia. Non hanno voluto neppure rivedersi. Fra quelle foto c’è quella di una bambina di 4 anni. È stata la madre a portarla. Mi ha detto solo poche parole: è bene che cominci da piccola a dire no alla violenza. Ecco perché amo tanto questo paese: ci capiamo al volo. Ci fidiamo e questo ci permette di fare grandi cose». —
A.V.
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