Attenzione
«Mi batto contro i violenti pensando a mio figlio»
Tina Buffoni non ha mai sperimentato maltrattamenti personali «ma per molte non è così. Perciò contribuisco mettendoci la faccia»
visto da lei
Tina e Bernardo, sono sposati da 35 anni. La parola violenza non è mai entrata nella loro vita. La loro è la vita di una coppia tranquilla: lui elettricista - si occupa di impianti alle cave di marmo - lei impiegata. Sono coetanei, hanno 58 anni, e stanno insieme da ragazzini.
Di violenza sulle donne, di femminicidio, fino a qualche anno fa ne hanno sentito parrlare solo in televisione. Poi nel 2013 hanno conosciuto “Emy”, Emma Castè. Lei, con la sua esperienza e le use idee ha preso la direzione della mostra del paese, Torano giorno e notte. E nel borgo dei cavatori, a due chilometri dal centro di Carrara, ha portato l’impegno, ha aiutato a riflettere.
Tina Buffoni a Torano ci è nata e vissuta, fino alle nozze con Bernardo che l’hanno portata più a valle, a Fossone. Ma anche se non è più “residente” col marito si è sempre data da fare per il comitato Pro Torano. Poi con Emma l’impegno si è intensificato. Soprattutto in difesa delle vittime di violenza. Emy le ha toccato il cuore.
Tina lei è uno dei volti della mostra fotografica contro la violenza ideata da Emma Castè, coinvolgendo tutti gli abitanti di Torano.
«Sì, io come tante altre donne del paese ho deciso di metterci la faccia. È stato un percorso, posso dire di essere cresciuta insieme a Emma nella consapevolezza di impegnarmi contro la violenza sulle donne».
L’ha mai sperimentata?
«Nella mia vita di donna e di sposa la violenza non è mai entrata. Ma ho capito che non è così per molte altre donne e quindi ho deciso di fare qualcosa, di dare il mio contributo, pensando anche a mio figlio. Sono arrivate le scarpette rosse, quelle che ricordano le donne morte, uccise da un uomo. Hanno invaso la scalinata della chiesa, a Torano. Sono state un pugno al cuore, Quelle scarpette ce le siamo tenute, sono in una teca, in paese. Poi c’è stata la mostra “Com’eri vestita”: ho lavorato insieme a Emma, l’abbiamo portata in tutta Italia».
E ora le foto in bianco e nero. Con quel segno rosso sulla sua faccia: che cosa rappresenta?
«Quando Emma mi ha parlato del progetto ho subito accettato. Credo che parlare di questo tema, della violenza sulle donne, sia importante, importantissimo. Da quando abbiamo iniziato il percorso, con le scarpette rosse prima e poi con le altre iniziative il mio paese ha risposto. Ci sentiamo tutti coinvolti. Abbiamo capito che un tema così importante, anche se non ti tocca da vicino, deve farti riflettere. Deve farti dare il tuo contributo. Ti viene naturale. Anche solo se si tratta di metterci la faccia».
Come si impegna?
«Da quando ho cominciato a riflettere, a fare parte dei progetti di Emma, a informarmi sulla violenza sulle donne, credo che fare qualcosa sia venuto naturale, non solo a me ma alle altre donne e uomini del paese. Abbiamo voluto farci sentire, farci vedere. Perché è parlando, mettendoci la faccia che le cose possono cambiare. Noi, qui a Torano, lo sappiamo bene. Abbiamo voluto che il nostro borgo diventasse quello degli artisti, ce l’abbiamo fatta, abbiamo lavorato sodo ma ci siamo riusciti». —
Alessandra Vivoli
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