Il Tirreno

Toscana

«Obiang Esono è in pericolo di vita Deve intervenire lo Stato a salvarlo»

Danilo Renzullo
«Obiang Esono è in pericolo di vita Deve intervenire lo Stato a salvarlo»

Allarme dei legali dell’associazione Prigionieri nel silenzio Farnesina: «Ci hanno accordato una visita». Data da fissare

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«Senza una forte azione politica i detenuti stranieri in Guinea Equatoriale sono destinati alla morte». Per l’avvocata Francesca Carnicelli, legale dell'associazione Prigionieri del Silenzio onlus, la condanna a quasi sei decenni di reclusione decisa dal Tribunale di Bata all’ingegnere pisano di origini equatoguineane Fulgencio Obiang Esono è una sorta di déjà-vu. Un flashback dell’orrore che riporta alla luce i drammatici racconti di altri italiani detenuti nel Paese dell’Africa Centrale guidato dal 1979 da Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.

Pressioni politiche e una forte azione diplomatica, secondo l’avvocata sono le uniche armi a disposizione per cercare di riportare a casa il professionista pisano e strapparlo a un regime detentivo basato su violenze e torture. Arrestato il 18 settembre 2018 a Lomé (Togo), dove era stato attirato in trappola da una fasulla offerta di lavoro, ed estradato in Guinea Equatoriale, l’ingegnere residente a Pisa dal 1988 è accusato di aver collaborato all’organizzazione di un presunto colpo di Stato nel dicembre 2017 per cercare di rovesciare il quarantennale regime di Obiang Nguema Mbasogo. Dopo oltre sei mesi di detenzione nel carcere Black Beach, ritenuta la prigione più disumana al mondo, è stato condannato ad una pena di 58 anni e 10 mesi di carcere. «Abbiamo seguito i casi di alcuni cittadini italiani arrestati in Guinea Equatoriale: c’è da preoccuparsi», il monito dell’avvocata dell’associazione impegnata nella tutela dei diritti umani degli italiani detenuti all’estero. «I racconti dei detenuti in Guinea Equatoriale sono terrificanti - prosegue -. A malapena viene assicurata la sopravvivenza. Chi si trova in un carcere della Guinea Equatoriale è sicuramente in pericolo di vita». Il processo, iniziato il 22 marzo e concluso il 31 maggio con il pronunciamento di una sentenza che ha portato alla condanna di oltre 130 persone, è stato definito una «farsa» dagli oppositori del regime. «Per esperienza - prosegue il legale - si possono nutrire molte perplessità sulla fondatezza delle accuse e dubbi sul regolare svolgimento del processo. Le condizioni disumane dei detenuti, le torture e la sistematica violazione dei diritti umani sono invece pratiche consolidate in quel Paese». Torture e vessazioni che, secondo fonti dell’opposizione, l’ingegnere pisano avrebbe subito a più riprese nel carcere Black Beach di Malabo per oltre sei mesi, prima di finire davanti ai giudici del tribunale di Bata, capitale economica della Guinea Equatoriale dove Obiang Esono è oggi detenuto. Un mix di violenze e diritti umani negati che secondo Francesca Carnicelli può essere interrotto solo con un’incisiva azione politica. «Una forte azione diplomatica potrebbe risultare decisiva in questa vicenda - aggiunge l'avvocata -. Quando lo Stato italiano è intervenuto in modo importante, i risultati sono arrivati».

Da settembre, il ministero degli Esteri e l’ambasciata italiana a Youndé si sono attivati per far luce sul caso. Lo stato di detenzione è stato confermato dalle autorità equatoguineane solo 4 mesi dopo l’arresto. Più volte la Farnesina ha chiesto l’autorizzazione per una visita consolare in carcere per verificare le condizioni di salute e di detenzione di Obiang Esono. L’autorizzazione è arrivata solo pochi giorni fa, a distanza di qualche settimana da una sentenza che ha condannato l’ingegnere pisano a quasi sessant’anni di carcere. —

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