Sicurezza
«Mi sento il padre del bimbo». Ma il figlio è del 15enne
Parla il marito della 31enne che ha avuto una storia con un ragazzino. Prima udienza con sorpresa: salta il rito abbreviato Nessuno sconto di pena
prato. «Sì, mi sento il padre di quel bambino...» dice ai cronisti l’uomo che qualche mese fa ha scoperto in un colpo solo che lo moglie lo tradiva con un adolescente e che il figlio partorito dalla donna non era suo ma, appunto, dell’adolescente. È il marito dell’operatrice socio-sanitaria pratese di 31 anni accusata di violenza sessuale per aver avuto rapporti sessuali con un ragazzo all’epoca ancora non quattordicenne, conosciuto in palestra, da cui poi ha avuto il bambino, come ha confermato il test del Dna.
Accompagnato dagli avvocati difensori Mattia Alfano e Massimo Nistri, il marito si è presentato ieri mattina in tribunale a Prato perché anche lui è imputato in quel procedimento. Lo accusano di alterazione di stato civile per aver riconosciuto come suo un figlio che sapeva essere di un altro. Per amore verso la moglie, per quieto vivere, questo non si sa. Anzi lui lo nega. Ai cronisti che gli chiedono se sapeva dice di non poter rispondere. Del resto è la materia del contendere. Due piani più su lo aspetta il giudice dell’udienza preliminare Francesco Pallini e i difensori hanno annunciato che farà dichiarazioni spontanee, ma le uniche dichiarazioni alla fine le farà solo ai giornalisti, perché a sorpresa spunta un intralcio che potrebbe essere rovinoso per i due imputati: nel fascicolo del processo manca la procura speciale necessaria a chiedere il rito abbreviato. Senza quella si va direttamente al rito immediato, come chiedeva la Procura, ma soprattutto salta lo sconto di un terzo sull’eventuale pena. Un particolare non di poco conto, perché in questa storia ballano anni di galera. Se n’è accorto l’avvocato di parte civile Roberta Roviello, i due pubblici ministeri Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri ne hanno preso atto e i difensori hanno preso tempo, dicono che faranno ricerche. Se quelle due procure speciali (per la moglie e per il marito) non spuntano entro domani, quando ci sarà una nuova udienza, c’è il rischio concreto che la palla passi al tribunale col rito ordinario. Una disdetta per chi, come il marito e la moglie, ieri assente, puntavano a uscire in fretta da questa brutta storia e possibilmente con lo sconto.
«Ci sono abbreviati e abbreviati – commenta l’avvocato Alfano prima di entrare in aula e scoprire l’intralcio – La nostra scelta è stata quella di uscire dal procedimento prima possibile. C’è chi sceglie il rito abbreviato per ottenere uno sconto di pena. Il nostro caso è diverso. Il mio assistito vuole uscirne a testa alta».
E il diretto interessato conferma: «Affronto il processo a testa alta come affronto la vita di tutti i giorni, perché ho la coscienza a posto». Quando gli chiedono come siano ora i rapporti con la moglie e se vivano insieme, dice che non può rispondere, e quando insistono per sapere se ne sia ancora innamorato, mentre percorre in fretta il vialetto che porta all’ingresso del tribunale, dice di chiedere ai suoi avvocati. Di sicuro i due hanno vissuto in case separate all’epoca del ricorso al tribunale del Riesame contro gli arresti domiciliari alla donna, poi respinto.
I due difensori hanno presentato due memorie: la prima per dimostrare l’impossibilità che la donna possa reiterare il reato (e dunque chiedere l’attenuazione della misura). La seconda sulla presunta inattendibilità delle dichiarazioni del ragazzo, ora quindicenne, nell’incidente probatorio. Il giudice deciderà su tutto domani. —
Paolo Nencioni
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