Il Tirreno

Toscana

Europee, l’ira di Ceccardi contro i dissidenti. «Pronte le epurazioni per chi l’ha boicottata»

Mario Neri
Susanna Ceccardi (a destra) a Bruxelles insieme a Marine Le Pen e ad un’altra eurodeputata, Isabella Tovaglieri
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Susanna Ceccardi (a destra) a Bruxelles insieme a Marine Le Pen e ad un’altra eurodeputata, Isabella Tovaglieri

Il riconteggio beffa per la “leonessa”, superata dal prof anti-euro Rinaldi nelle preferenze, fa scattare la resa dei conti nella Lega. Lei si sfoga: «Sono quattro sfigati che hanno usato lui per risolvere beghe locali»

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FIRENZE. Uno dei primi finiti nel mirino è Gustavo Pagni, ex segretario della Lega per la zona del Cuoio. Uno dei dissidenti, dei Susy’s boy che hanno deragliato, deviato, insomma che la Susy l’hanno boicottata, «tradita», ohibò, e adesso rischiano un provvedimento disciplinare, una sospensione, forse un’espulsione.

Lui lo ha fatto con un post il 17 maggio, un fendente tirato da un (ex) fedelissimo sulla tela della leonessa, leader dei sovranos toscani e pupilla di Matteo Salvini: «Da settimane è un pullulare di dirigenti che a tambur battente dicono che bisogna votare i nostri candidati toscani per mandarli a Bruxelles, ma non hanno ancora terminato i loro rispettivi mandati - ha scritto su Facebook - Dobbiamo assistere ad una campagna con gente che va a giro col pancione, una cosa mai vista. Mi si dovrebbe spiegare come un candidato che fa anche il capo del partito regionale, possa fare anche il sindaco, il parlamentare europeo e il genitore di un nascituro. Io voto Rinaldi». Antonio Rinaldi, il prof romano anti-euro, uno dei volti tv più noti della linea salviniana contro il rigore di Bruxelles, in realtà in ottimi rapporti con Susanna Ceccardi, ma “usato” come paladino dalla dissidenza interna e da pezzi della corrente di Francesco Pellati, ex presidente della vecchia guardia in Toscana ed ex segretario ai tempi di Umberto Bossi ora in rotta di collisione con il nuovo corso della rottamatrice in verde. Fra gli indiziati anche Guglielmo Picchi, il sottosegretario agli Esteri, con cui da mesi i rapporti sono ormai deteriorati.

Così il nome del prof sta diventando un caso. Perché dal riconteggio delle schede per le Europee appena certificato dalla corte d’Appello risulta lui il campione di preferenze nel Centro Italia (ovvio, dopo il Capitano) e non Ceccardi: 48.501 Rinaldi, 48.374 la Susy. Un soffio. Non è a rischio il posto da eurodeputata, ma ce n’è abbastanza per far scattare la “caccia” ai sabotatori. «Se qualcuno fra gli iscritti avesse offeso, danneggiato l'immagine o tentato di boicottare la campagna di qualsivoglia candidato, sarebbe ovviamente soggetto a provvedimento disciplinare», conferma una fonte leghista vicina alla commissaria.

I coordinatori provinciali starebbero per far partire lettere di richiamo: una decina, forse quindici. Seconde linee del partito, non dirigenti. Anche se l'analisi dei risultati territorio per territorio non è passata inosservata e c'è chi è pronto a scommettere che presto anche l'intelaiatura del partito sarà aggiornata. Le province di Siena, Pisa (anche se da lì è arrivato il grosso delle preferenze toscane, 12mila su 30mila), poi Firenze, Prato e Lucca nel mirino. A Prato, uno dei focolai della protesta ai vertici, Rinaldi ha totalizzato 829 preferenze, con Ceccardi poco sopra con 1.170 voti personali. Nel senese Rinaldi ha addirittura superato la commissaria: 890 lui, 707 lei. C’è già una  specie di task force di fedelissimi incaricati di sondare post, foto e chat.

«I provinciali possono fare provvedimenti da statuto. Ma chi ha fatto campagna per altri, ha fatto il suo, ha portato voti alla Lega. E, figurarsi, io ho fatto un ticket con Rinaldi, invitavo a votarlo», dice lei da Bruxelles, al fianco di Marine Le Pen. Ma dalla Toscana arrivano voci e sms. I fedelissimi l’avvertono, i cronisti la incalzano, chiedono conto di rumors sempre più insistenti, peraltro conditi di particolari sui destinatari delle lettere. «Figurarsi se mi importa di purgare quattro sfigati. Rinaldi mica ha preso i voti grazie a questi, Rinaldi va in tv da mesi come me, è conosciuto, è normale che abbia raccolto consensi. Questi sono tutti mezzi espulsi, gente senza spazio che ha sfruttato un cavallo vincente per risolvere beghe locali. Per me possono rimanere le nullità che erano», si sfoga con i suoi.

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Da giorni si sente accerchiata, dagli alleati prima e ora pure dal fuoco interno. Nel partito c’è chi mette in dubbio la sua leadership e perfino la sua candidatura a governatrice della Toscana. Anche per i risultati ottenuti nei capoluoghi, in particolare a Firenze e Prato. «La mia opinione e quella di Matteo su Susanna non è affatto cambiata. I candidati sindaci di Prato e Firenze sono stati scelti al tavolo nazionale. Il suo nome è importante per la Lega in Toscana e per la sfida delle Regionali. Certo il percorso è lungo, ma il giudizio su di lei è di massima stima», dice Stefano Locatelli, responsabile nazionale enti locali della Lega, uno degli uomini macchina del Carroccio più vicini a Salvini. Insomma, anche i big le fanno da scudo e confermano: la stella dell’eurodeputata non si sta offuscando. Ma lei sa che i giornali lavorano ai retroscena, e prova a disinnescarli con un post in tarda serata: «Ho un grande rispetto per i giornalisti, ma ultimamente hanno rotto le scatole! Da giorni ce la menano fomentando liti nel centrodestra, ora anche con le liti interne. E nel giorno in cui si forma il nuovo gruppo in Europa che farà la storia, pensano a contare le preferenze, a sentire cosa dice l'ex militante di Roccacannucce che dice la sua, l'indiscrezione falsa del frustrato di turno che viene presa per oro colato. Ma dei problemi in Italia, del PD e i legami con la magistratura non ne parlate? Io ora penso a due cose: al lavoro che mi aspetta nei prossimi 5 anni e alla bambina che mi nascerà tra pochi mesi. Bacioni e pane e Nutella per tutti!».

Non proprio il massimo per dimostrare l’inesistenza dei dissidenti. Perché, sotto il post, fra la valanga di supporter e commenti di chi la invita a «non curarsi» degli attacchi, si fanno vivi anche «gli sfigati» (ipse dixit), i rosiconi, i gufi, per dirla con il linguaggio della “vecchia politica”. Uno su tutti, Luca Di Filippo: «Hai imposto candidati sindaci con il carisma di due bietole senza ascoltare chi conosce il proprio territorio, questa ce la devi spiegare».—

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di Redazione web