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Cuore e cervello, i punti deboli degli anziani

M. Antonietta Schiavina
Il geriatra Niccolò Marchionni
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Il geriatra Niccolò Marchionni

Le malattie cardiovascolari, Alzheimer, le demenze senili (ma anche la depressione) minano la salute dei nostri “nonni” La prevenzione? Camminare (tanto) ogni giorno, non fumare, mangiare sano, evitare sovrappeso, obesità e l’isolamento

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È solo un sogno o esiste davvero una formula per campare a lungo? Secondo il professor Niccolò Marchionni, ordinario di Geriatria all’università di Firenze e direttore della struttura organizzativa dipartimentale di cardiologia generale, azienda ospedaliero-universitaria Careggi, è possibile ma dipende, oltre che dai geni, anche molto dallo stile di vita.

«La graduatoria- afferma Marchionni, che redige per Il Tirreno una guida alla vecchiaia in salute - può essere desunta dalla diffusione delle malattie e delle cause di morte negli ultra75enni: al primo posto ci sono le patologie cardiovascolari (infarto miocardico, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale) e cerebrovascolari (ictus cerebrale), poi vari tipi di neoplasie. E, con l’invecchiamento della popolazione, stanno assumendo grande impatto su quella anziana e molto anziana (gli over 85) le sindromi dementigene: malattia di Alzheimer e le forme miste, degenerative e vascolari.

Come ci si deve comportare per evitare almeno in parte la comparsa di queste malattie?
Bisogna seguire alla lettera le prescrizioni della prevenzione primaria: attività fisica regolare (5-6 chilometri al giorno di camminata, possibilmente veloce: un’ora), dieta mediterranea (5 porzioni di frutta e verdura al giorno), zero fumo, colesterolo “cattivo” al di sotto di 110 mg/dL, zero diabete, zero sovrappeso e obesità). Una “ricetta” questa, ripetuta milioni di volte ma raramente seguita in pieno, che garantisce bassa incidenza di malattie degenerative e neoplastiche (i tumori) e, di conseguenza, più lunga aspettativa di vita.

Quali malattie degli anziani sono ereditarie?
Anche se esistono molte malattie con una forte predisposizione ereditaria (basti pensare alla elevata probabilità di sviluppo di malattie di Alzheimer in presenza di alcune note mutazioni geniche), in generale in età avanzata l’ereditarietà conta abbastanza poco: si stima che influisca per non più del 25% sulla possibilità di diventare longevi. Inoltre, è possibile sciupare “in corsa” una buona eredità genetica – l’aver avuto genitori longevi – con cattivi stili di vita o, al contrario, migliorare una eredità meno favorevole con stili di vita salubri.

Osservazioni interessanti. Ma da cosa derivano?
Sono alla base di una nuova scienza – la epigenetica – che studia appunto come i fattori ambientali siano in grado di modificare l’espressione di geni protettivi, oppure di geni a rischio, favorendo lo sviluppo di certe malattie.

Quali sono le malattie che dipendono soprattutto dallo stile di vita?
I grandi killer della terza età ne dipendono tutti in varia misura. Gli epidemiologi, per esempio, affermano a gran voce, che se l'obesità, attualmente in ascesa negli Usa non avrà una riduzione, la crescita dell'aspettativa alla nascita, costantemente osservata negli ultimi 150 anni, subirà una drammatica battuta d’arresto.

Parliamo di depressione. Esiste quella senile?
Esiste eccome, favorita soprattutto da condizioni di limitazione funzionale per malattie e di isolamento sociale.

Come si riconosce?
Apatia, scarse speranze per il futuro, perdita degli interessi abituali, incapacità di provare piacere per attività in precedenza amate, sensazione di spossatezza, soprattutto alzandosi al mattino, riduzione dell’appetito: sono tutti sintomi da tenere d'occhio. Anche perché i disturbi depressivi aumentano il rischio di altre malattie: decadimento cognitivo, malattie cardiovascolari, infezioni, neoplasie.

La depressione senile presente più nell'uomo o più nella donna?
Vari studi epidemiologici dicono che sia più frequente nella donna, che tuttavia si dimostra più resistente alle sue conseguenze negative sullo stato di salute: un “sesso debole” che in realtà dà prova di essere più forte.

Come si cura la depressione senile?
Combattendo l’isolamento, più frequente tra coloro che hanno perso il coniuge, e quindi favorendo la socializzazione.

E nei casi più seri?
Bisogna ricorrere a farmaci anti-depressivi, oggi più maneggevoli ed efficaci di quelli di 30-40 anni fa. Senza paura di utilizzarli e, soprattutto, combattendo lo stigma per il quale “chi prende farmaci per la testa è un malato di mente, da guardare quasi con sospetto”.

Quali sono i segnali di allarme dell'Alzheimer?
Perdita di memoria progressiva per gli eventi recenti; episodi di disorientamento; mancato riconoscimento di persone altrimenti familiari; perdita di interesse per attività abituali.

Veniamo allo sport. Qual è il più adatto agli ultrasettantenni?
Bisogna camminare, camminare, camminare. Ma esistono anche interessanti osservazioni sull’effetto benefico del ballo (scioltezza articolare, tono muscolare e socializzazione), che riduce il rischio di cadute, aiuta a socializzare e migliora il tono dell’umore.

Quando un anziano deve rivolgersi al geriatra?
A scopo preventivo, dai 65-70 anni in poi. Ma soprattutto quando vede l’ accumularsi di vari problemi di salute e limitazioni funzionali che riducono indipendenza e qualità della vita complessiva. Il geriatra, infatti, è “l’esperto della complessità”.

Quali sono le novità della medicina nella cura dell'anziano?
In linea generale, l’acquisizione di prove di efficacia di farmaci e trattamenti non farmacologici anche nella popolazione anziana e molto anziana: per sconfiggere la tendenza al sotto-trattamento vista in passato. Poi ci sono alcune conquiste relativamente recenti di grande valore proprio nella popolazione over 70: in ambito cardiologico, ad esempio, si può contare sullo sviluppo di tecniche operatorie mini-invasive e “micro-invasive” che consentono oggi di trattare malattie delle valvole cardiache in modo poco traumatico e con tempi di recupero eccezionalmente brevi.

Al di là di quelle mediche esistono regole precise per una vecchiaia più “in forma”?
Sì, e potremmo riassumerle citando un antico proverbio tibetano, pratico ma anche poetico: mangiare la metà, camminare il doppio, ridere il triplo e amare senza limitazioni!


 

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