Il Tirreno

Toscana

Ingegnere pisano condannato, i familiari: «Siamo stati abbandonati da politica e autorità italiane»

Ingegnere pisano condannato, i familiari: «Siamo stati abbandonati da politica e autorità italiane»

La nipote e la sorella dell’ingegnere hanno fatto anche un appello al Papa: «Nemmeno una telefonata dal Comune di Pisa»

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Fulgencio condannato ingiustamente dalle autorità della Guinea Equatoriale, noi abbandonate da quelle italiane». Clara è una spugna di lacrime e rabbia. Dallo scorso 18 settembre, la nipote di Fulgencio Obiang Esono non ha mai smesso di lottare per cercare di riportare a casa suo zio. Con sua madre Maria Clara non si è mai arresa all’idea di non poter più riascoltare la voce dell’ingegnere pisano, rimasta impressa in un messaggio vocale di Whatsapp arrivato lo scorso 18 settembre. Lo stesso cellulare che Clara stringe tra le mani per poter sentire e risentire in una sorta di loop nostalgico quelle poche parole. «Sono arrivato a Lomé, il viaggio tutto bene. A dopo», le ultime parole che la famiglia del professionista residente a Pisa ha ricevuto prima del suo arresto.. Pochi secondi. Una, due frasi. Poi il silenzio. Rotto a più riprese dagli appelli che i familiari, l’associazione Unità migranti d’Italia e Amnesty International hanno rivolto alle autorità italiane per cercare di fare luce su quella che, almeno all’inizio, è apparsa una misteriosa scomparsa. Appelli arrivati fino in Vaticano: secondo la famiglia una parola di Papa Francesco avrebbe potuto convincere il governo equatoguineano ad un passo indietro. L’invito è caduto nel vuoto, almeno per il momento, insieme al disperato tentativo dei familiari di spingere politica ed istituzioni a fare il possibile e riportare al più presto a casa quello che è ritenuto un «ostaggio politico».

«È un’ingiustizia che stanno commettendo contro Fulgencio», ripete Clara, mentre quel cellulare sembra il solo a sostenere con la sua memoria di foto e messaggi una famiglia che cerca di uscire dall’incubo in cui è precipitata. «Fulgencio è vittima di un’ingiustizia: non c’è nessuna prova concreta, solo supposizioni – aggiunge – Noi ci sentiamo invece abbandonate. Fulgencio è un cittadino italiano e questa per noi è stata fin dall’inizio l’unica speranza per poterlo riabbracciare – si sfoga Clara –. E invece non è stato così». All’azione diplomatica della Farnesina, che non hai mai smesso di seguire la vicenda, non è seguita un’incisiva opera di sensibilizzazione da parte della politica e delle istituzioni locali, esaurita in una mozione approvata lo scorso gennaio dal consiglio regionale.

Attivista delle associazioni per la tutela dei migranti, Obiang Esono è stato anche candidato alle elezioni amministrative del 2018 con la lista “Con Danti per Pisa” che appoggiava la candidatura di Andrea Serfogli (Pd). «Dal Comune nessun atto di vicinanza, nemmeno una telefonata – evidenzia la nipote dell’ingegnere detenuto in Guinea Equatoriale – Fulgencio è pisano, è cittadino italiano da oltre trent’anni, ma il suo Paese se n’è dimenticato». D.R.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.33564620:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2019/06/12/news/si-oppone-al-regime-59-anni-di-carcere-con-processo-farsa-all-ingegnere-pisano-1.33564620]]
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web