Il Tirreno

Toscana

Flop Lega alle Comunali, ora Ceccardi rischia la candidatura alla Regione

Mario Neri
Susanna Ceccardi
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Susanna Ceccardi

Esplodono le liti nel centrodestra, l'eurodeputata processata dagli alleati: «Perse le città per i suoi diktat sui candidati». Lei: «Non è detto che l’anno prossimo corra io. Fi e Fdi remano contro, ora troviamo il candidato entro ottobre»

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FIRENZE. Francesco Torselli, il capo dei Fratelli d’Italia in Toscana, è spiccio, laconico, spartano: «Non nascondiamoci dietro a un dito, il centrodestra ha perso». Arringa Paolo Marcheschi, capogruppo in Regione: «Vinciamo dove scegliamo i candidati migliori, senza pensare all’appartenenza», dice e poi giubila per Piombino, la roccaforte operaia strappata al Pd da un neo sindaco targato Meloni. Stefano Mugnai, coordinatore azzurro, infine la tocca piano e dice che con lei a far da nocchiere c’è stata «troppa semplificazione, troppa distanza dai territori, troppa presunzione e arroganza, troppo affidamento al vento nazionale, troppi ultimatum, troppi pochi contenuti». Insomma, al deputato forzista lei sembra il sequel in versione sovranos dell’altro Matteo, Renzi, ohibò, altro che allieva di Matteo Salvini.

Tradotto: processo a Susy. Perché Susanna Ceccardi è alle corde, la pupilla del vicepremier che espugnò Cascina e fece partire la scalata alla rossa Toscana pare una «leonessa in gabbia», costretta a difendersi dal fuoco amico: «Se vogliono giocare a perdere lo dicano – si sfoga arrivando in sede a Pisa prima di una diretta Facebook furente - Ma ora sia chiaro: basta discussioni senza senso, tavoli infiniti. A Prato, Livorno, Firenze ci hanno fatto perdere. Il candidato per le Regionali va scelto entro ottobre». Il fiato corto di una quasi neo mamma e la voce che trema, di rabbia. Per la prima volta, seppure da neo eletta eurodeputata con un boom di preferenze (oltre 48mila), vede incrinarsi la sua leadership regionale. «Flop della Lega? Ma quando mai! Nei 17 Comuni andati al ballottaggio non avevamo neppure un consigliere, adesso ne eleggiamo 135. E Fi e Fdi invece nemmeno un consigliere. Ci mancava classe dirigente, ora ce l’abbiamo». Accenna alcune ammissioni: a Firenze ha tenuto il Pd «dei salotti, del potere renziano», a Prato Biffoni ha fatto una campagna alla grande», mentre Spada «ha sottovalutato la comunità cinese». Si dice «delusa» dai 5Stelle. «Noi siamo l’alternativa antisistema. Mi aspettavo ci seguissero».

Ma che qualcosa sia cambiato è chiaro, per la prima volta mette in dubbio di correre anche alle Regionali: «Le auto candidature non mi piacciono, non è detto che sia io. Ma sia chiaro: niente tromboni e trombati di altri partiti. Serve un nome forte, toscano. La gente ha bisogno di leader». Citofonare a Massimo Mallegni, il forzista che ha già pronto il simbolo: lei non molla. Ma perfino nel partito si aprono crepe; il dissenso, finora relegato alla clandestinità, comincia ad emergere: «Uniti si vince, divisi si perde. Hai fatto troppo la padrona, hai fallito», le scrive Irene Quilici, militante capannorese, durante la diretta Facebook con cui la leader toscana dei sovranos legge i dati prima di correre a Cortona, unico vero «fortino» passato alla Lega, e dove «perfino Jovanotti avevamo contro».

Se ne accorgono gli alleati e già di prima mattina si ritrova stretta in una morsa. Ed è costretta a difendersi dagli affondi. «Fa male aver perso, e male, nei capoluoghi. Per 4 anni in Toscana avevamo vinto come mai prima. So bene che il “nuovo” (leggi: Lega, ndr) ha sempre maggiore appeal del “vecchio” (vedi: il Cav)» ma «la realtà dice che il vecchio centrodestra in Toscana ha vinto in 4 anni 6 capoluoghi su 7. Invece il nuovo assiste alle vittorie del Pd», dice Mugnai. Motivo? il vecchio «era unito e coeso e aperto alla civicità con candidati vincenti, aldilà delle appartenenze».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.33558609:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2019/06/10/news/ballottaggi-duello-a-distanza-ceccardi-bonafe-in-vista-delle-regionali-2020-1.33558609]]

Sì perché la contabilità è amara. Su 189 Comuni al voto, 144 vanno al centrosinistra, solo 34 alla destra, pochissimi quelli di peso targati Lega. Quasi un flop seppure leghisti e alleati non siano mai stati così forti (Lega al 31,5%, Pd al 33,4% alle Europee). «Se avessimo votato per la Regione, sarei già presidente», ha detto Ceccardi due settimane fa. «Dopo Pisa, Siena e Massa, credo che Matteo si aspettasse almeno un capoluogo. Non un caso che nella conferenza stampa oggi abbia parlato di candidature solo per Emilia e Umbria, è pronto a lasciare la la Toscana a Berlusconi», dice un deputato di stretta osservanza. Perfino nell’inner circle della cascinese c’è chi ha notato un ministro “distratto” da volti «nuovi» e vecchi: Giorgio Silli, uscito da Forza Italia, comparso sul palco a Prato. E poi il conduttore tv Paolo Del Debbio, «con cui Matteo si telefona in continuazione, anche se lui ha più volte declinato». Ma l’unico vero in pista è Mallegni. «Io pronto? Certo, sono il migliore - ride il senatore forzista - Scherzi a parte: Susanna è bravissima. Giusto che ambisca ad esprimere un candidato, ma deve essere quello giusto: i cittadini non si fanno fregare. Vogliono la persona capace. E se devi scavare una buca ti serve un escavatore, non un cucchiaino da gelato». Susy, un cuore di panna. —

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