Sicurezza
Il super esperto di faglie «Lì il rischio è più basso ma non è la prima volta»
Innanzi tutto, «niente panico». Sotto la Versilia non si è aperta nessuna improvvisa faglia ciclopica. E anzi, «negli ultimi 30 anni, proprio in quella zona, si sono registrate altre scosse simili», dice Claudio Chiarabba, direttore della struttura terremoti dell’Ingv, «sempre di bassa intensità».
Direttore, in Toscana abbiamo scolpita nella memoria la Garfagnana come terra di terremoti , ma non la Versilia. Che cosa è successo?
«È chiaro che le zone di maggior rischio, quelle in cui avvengono i terremoti più forti, sono la Garfagnana e le aree a ridosso dell’Appennino, dove abbiamo avuto terremoti storici importanti, drammatici e dove in effetti la pericolosità sismica è più alta. Però va detto che nella parte più costiera comunque abbiamo avuto un po’ di sismicità negli ultimi 20-30 anni, almeno da quando abbiamo cataloghi strumentali».
Ma non significativi, visto che quasi nessuno ricorda il Forte come epicentro di un sisma...
«Be’, anche negli ultimi mesi sono stati registrati piccoli eventi di magnitudo 2 o 3, spesso non avvertiti. Uno a nord di Livorno qualche mese fa, anche quello certamente non avvertito dalla popolazione perché aveva l’epicentro in mare, al largo. Per cui una piccola sismicità c’è stata».
Causata da cosa?
«Difficile dirlo, dato che si tratta di scosse di bassa intensità. Ma siamo molto vicini a zone colpite da sismi più intensi e frequenti sopra Carrara, a La Spezia, in Lunigiana, dove ci fu una sequenza a fine anni ’90. Questa vicinanza fa sì che la sismicità della Versilia non possa essere nulla, tant’è che nella mappa del rischio sismico questo spicchio di Toscana testimonia la possibilità di un ritorno ogni 50 anni di un terremoto».
Questo significa che in 50 anni potrebbe capitare un terremoto con la stessa forza che ha colpito le zone più a rischio?
«No, quella mappa per la Versilia indica valori certo molto più bassi in termini di pericolosità rispetto all’Appennino, ma questo ci dice che eventuali terremoti sono meno probabili, non che non possono avvenire in assoluto».
Quindi è un riflesso della faglia sotto l’Appennino?
«Le faglie sotto l’Appennino sono molto più grandi e facili da individuare. Invece perfino per Lunigiana e Carrara è difficile localizzarle. La magnitudo dei terremoti storici, 5 e 5.4, non lo consente. Figurarsi per una magnitudo 3. La Versilia è a ridosso di aree registrate come attive solo pochi anni fa, siamo in una periferia, sulla coda di quelle aree più sismiche».
La voce popolare attribuisce alle aree con terreni sabbiosi e argillosi meno sensibilità alle scosse rispetto a quelle montane. È così?
«No, solitamente, a parità di magnitudo e eventi sismici, terreni meno consistenti, alluvionali, con sabbie o argilla, amplificano il moto del suolo rispetto alle rocce, aumentano l’ampiezza delle onde».
Ci dobbiamo aspettare altre scosse?
«Queste sono domande difficili per un vulcanologo. Un terremoto così lieve non porta con sé informazioni su cosa può avvenire. Non mi pare ci sia una sequenza in atto».
In Versilia non se ne ricordano.
«Andate sul nostro sito, c’è una mappa con i terremoti registrati dal 1985 ad oggi e vedrete che ci sono stati eventi confrontabili a quello di oggi anche sulla costa. Un terremoto resta nella memoria anche per la paura che lascia dietro di sé».
È assurdo rinunciare a un fine settimana in Versilia per paura di un altro sisma?
«Direi di sì. Di terremoti di magnitudo 3 ne accadono tanti in Italia ogni settimana, e non è che la gente non vive più nei posti in cui è avvenuto. Quindi, no panico». —
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