Il Tirreno

Toscana

Livorno 

Accoglie in casa una bimba, poi la stupra

Stefano Taglione

Il 45enne aveva ospitato una madre con la figlia di 7 anni sfrattate, ma le ha usato violenza quando sono rimasti soli

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Lo chiamava amorevolmente «zio». Davanti a quegli occhi così innocenti lui era un benefattore, l’uomo che offriva a lei e alla mamma un tetto sotto il quale vivere. Ma in una sera di giugno da figura quasi paterna lo “zio” si sarebbe trasformando in un orco. Abusando di una bambina di sette anni mentre era da solo in casa. È una storia inquietante quella che si sarebbe consumata in un appartamento del centro della città, dove una mamma insieme alla bimba di sette anni si era trasferita da qualche tempo dopo essersi separata dal marito.

La donna – livornese al pari di tutte le altre persone coinvolte in questa vicenda – stava per finire in mezzo a una strada, visto che sarebbe stata vittima di uno sfratto. E lo “zio” – quell’uomo che di fronte all’innocenza della bambina era solo il suo salvatore – è venuto in loro soccorso offrendo due stanze e un angolo cottura per poter vivere dignitosamente e mangiare qualcosa. Ma mercoledì sera – secondo quanto appreso da Il Tirreno – sarebbe accaduto l’impensabile. Con la piccola sola in casa diventata l’oggetto delle attenzioni del coinquilino (un uomo livornese di 45 anni) che avrebbe tentato un approccio sessuale, prima che la bambina riuscisse in qualche modo a rendersi conto della situazione e ad avvertire la mamma.

Il suo rientro a casa avrebbe evitato il peggio. La donna avrebbe subito avvertito il suo ex marito, che non vive più con loro, arrivato sotto casa dell’uomo per cercare di vendicarsi. Avrebbe perfino sfondato la porta dell’appartamento, prima di essere fermato dai poliziotti. Sul posto, infatti, dopo la chiamata al 113 è intervenuta quasi contemporaneamente la Squadra volante dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico. Gli agenti hanno sottratto l’uomo al linciaggio del padre della bambina, che nel frattempo era stato raggiunto da alcuni amici per cercare di farsi giustizia da solo. Ma l’obiettivo dei poliziotti – una volta compresa la situazione – era mettere in sicurezza la piccola e sua mamma, poi aiutate anche dagli assistenti sociali del Comune di Livorno. Il personale della questura ha ascoltato le varie versioni dei fatti, accompagnando la famiglia al pronto soccorso.

I medici avrebbero subito attivato il codice rosa, il percorso protetto ideato in Toscana e poi adottato in tutta Italia per preservare e offrire una protezione ai minori e alle persone vittime di violenza. La bambina è stata subito accolta all’accettazione e assistita dai pediatri, che hanno effettuato alcuni esami specialistici per cercare prove di quanto aveva appena raccontato alla mamma, che ha poi riferito tutto alla polizia di Stato. Stando a una prima ricostruzione ci sarebbero alcuni segni di approccio sessuale nelle parti intime della piccola, ma sul caso – su cui vi è il massimo riserbo da parte degli inquirenti – sono in corso ulteriori accertamenti per stabilire con certezza cosa sia accaduto nelle stanze di quella casa.

La questura ha subito allertato un equipaggio della polizia scientifica, che ha fatto un sopralluogo all’interno dell’appartamento del centro, con il sostituto procuratore di turno Massimo Mannucci che ha incarico delle indagini la Squadra mobile. Gli inquirenti avrebbero “fotografato” l’ambiente casalingo, sequestrando alcuni oggetti fra cui gli indumenti indossata dalla piccola nel momento della presunta violenza sessuale. La bambina è arrivata al pronto soccorso vestita con un pigiama, così com’era mentre era da solo con lo “zio”, visto che i fatti sarebbero accaduti attorno alle 23.30, quindi in tarda serata, quando la piccola doveva già essere a letto, visto che ieri doveva andare a scuola.

Nei prossimi giorni – assistita da uno psicologo e naturalmente alla presenza della mamma – la bambina verrà ascoltata dal pubblico ministero in un ambiente protetto. Sarà chiamata a uno sforzo tremendo: ricostruire quanto accaduto mercoledì sera, nelle ore in cui è rimasta solo con quello che lei chiamava amorevolmente «zio», una persona dalla quale non pensava di essere certo abusata.

Intanto il quarantacinquenne è stato denunciato d’ufficio per il reato di violenza sessuale e in attesa di ulteriori sviluppi delle indagini è libero, senza alcuna misura restrittiva. A chi lo ha interrogato avrebbe negato quanto addebitato dalla piccola nel racconto alla mamma. Ma l’inchiesta – che ha come obiettivo anche capire come mai mamma e figlia vivessero con l’uomo che non è neanche un loro parente – è solo all’inizio. Nei prossimi giorni, anche attraverso l’interrogatorio della bambina, gli inquirenti cercheranno di limitare i contorni di questa angosciosa vicenda. —



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